Il decreto Monti tiene sempre banco

l’ area del Forum Palermo

Ritornare alle chiusure domenicali e festive dei negozi è “una follia del governo”: a sostenerlo è l’ex ministro del Turismo ed ex presidente nazionale dei giovani di Confcommercio, Michela Vittoria Brambilla, che ha annunciato battaglia “contro questo atto di vero e proprio autolesionismo” e ha depositato una proposta di legge per promuovere le funzioni sociali del centri commerciali e della grande distribuzione organizzata. In realtà, si tratta di una controproposta a quella sostenuta dal governo la cui previsione è che, su un totale di 52 domeniche, gli esercizi commerciali possano decidere di tenere aperto per un massimo di 26 giorni, in base alle esigenze e ai picchi di afflusso, come il periodo dei saldi o periodi di maggior turismo. Delle 12 festività, invece, l’ idea è di tenere aperto solo per quattro giorni. Gli argomenti a favore della fine delle liberalizzazioni nate col decreto Monti del 2012, perchè di questo si tratta, sono, in fondo, tre: in primo luogo, le aperture domenicali modificano abitudini radicate nel tempo come riunirsi in famiglia e finiscono con lo svilire il significato religioso delle festività. In secondo luogo, esse non hanno incrementato le vendite e, conseguentemente, non hanno creato nuovi posti di lavoro. Infine, hanno danneggiato i negozi che ci sono in città, soprattutto nei centri storici. In realtà, è stato rilevato già nel maggio dello scorso come, anche nei centri commerciali, ci sia stato un calo delle vendite nei settori dell’ elettronica da consumo e nell’ abbigliamento, al quale ha fatto da contraltare  un trend in ascesa per la ristorazione e i servizi (vedi Cifra record). Nel frattempo, siamo entrati in recessione ma questo non rende necessario affrontare in modo diverso il problema.

ph Becca Mchaffie on Unsplash

Lo shopping center ha, infatti, ormai cambiato natura e, in futuro la cambierà forse radicalmente, visto che la funzione di luogo vocato allo shopping cederà il passo a quella legata a food & leisure. Al punto che, già da ora, si sta rendendo necessario affinare le competenze tecniche per gestire il mercato immobiliare commerciale a 360 gradi. Vengono, quindi,  individuate nuove figure professionali  come property manager, leasing manager, asset manager, retail marketing e comunication manager, shopping centre manager. Una inversione di marcia certamente rappresentata dai limiti alle aperture non è certo che avrebbe effetti positivi sul commercio. Quello che è sicuro è che bloccherebbe lo sviluppo alternativo di questi luoghi, come centri di socializzazione e di svago, quindi. Nè, probabilmente, le abitudini o la cultura della gente cambiano se i negozi stanno aperti o chiusi, quanto per ragioni molto più complesse e profonde.  I competitor dei negozi che, questo si vede pure,  soffrono nei centri storici, forse non andrebbero cercati nei centri commerciali, quanto nella vendita online sulla quale, da più parti, viene da tempo richiesta una regolamentazione più severa. Sebbene neanche questa modalità di interazione tra chi compra e chi vende può essere completamente addomesticata. (Sergio Scialabba)

vedi il commento L’ ottocentesco paradiso delle signore è diventato artificale

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