Il cucuncio: nato per l’aperitivo

I cucunci o cocunci sono i frutti della pianta del cappero

Non foss’altro per quel gambo, forse partorito dalla mente di chissà quale divinità volle regalarcelo, comodo manico per portarlo alla bocca, il cucuncio sembra nato per l’aperitivo.

Se, durante la bella stagione, il cappero non si coglie e ne si lascia sbocciare il frutto, si avrà il cucuncio: inconfondibile, profumato, carnoso, con quei semi che, incredibilmente, non rimarranno incastrati tra i denti per infastidire la masticazione.

Mediterraneo per eccellenza, tipico delle isole (le Eolie) o della fantastica Pantelleria che – nel 1996 – ha ottenuto il marchio Igp – indicazione geografica protettamentre, da sempre, gli vengono riconosciute proprietà afrodisiache che nessun ufficio è, però, in grado di attestare.

Come ogni cosa che meriti di essere colta – che si tratti di persone o attimi fuggenti – il punto deve essere quello giusto. Sarà il sale a togliere, in breve tempo, l’amaro che c’è nel cucuncio come in molte cose della vita. Poi qualche tempo in più di riflessione, in miscela di acqua e aceto e, soprattutto, al buio.

Servito all’ora dell’aperitivo in compagnia del vino, anche il più pregiato, con il rischio che – di fronte a tutti – al tavolo del bar in una piazza riempita di gente, la bottiglia venga oscurata da tanta grazia e personalità. (Sergio Scialabba)