Il 3 ottobre del volontario Cisom

Attilio Del Vicario ricorda il 3 ottobre 2013

Attilio Del Vicario dal 1997 è un volontario del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta e la sua testimonianza: “Di professione architetto, il mio tempo libero è dedicato al servizio verso gli altri e dal 2008 partecipo attivamente a varie missioni di soccorso ai migranti.

Quando sono partito per una missione del Cisom a Lampedusa immaginavo semplicemente di svolgere il servizio di volontariato come sempre. Lo consideravo un’opportunità straordinaria per entrare in contatto con la calorosa comunità di Lampedusa, un luogo che incarna autenticamente i principi di accoglienza e amore per il prossimo.

Tuttavia, l’esperienza che ho vissuto durante il servizio di soccorso ai migranti il 3 ottobre 2013 ha superato di gran lunga le mie aspettative. I ricordi di quel giorno sono indelebili. Prima dell’alba, insieme alla Guardia Costiera e alla Guardia di Finanza, abbiamo soccorso e messo in salvo quasi 500 migranti.

Fino alle prime ore della notte, siamo rimasti al molo, accogliendo con sorrisi gli ultimi bambini che giungevano, stretti tra le braccia di chi aveva rischiato tutto in mare. La gratitudine e l’affetto di quei bambini erano evidenti, e vedere la gioia di chi era riuscito a sfuggire alla morte in paesi in guerra e alla miseria ci ha fatto capire quanto il nostro impegno fosse veramente importante.

Eravamo lì, io e gli altri volontari, insieme alla Guardia Costiera, alla Guardia di Finanza e a tutti coloro che, per scelta o per vocazione, avevano fatto del soccorso una missione di vita. Eravamo lì sul molo la mattina seguente, alle 7.00, pronti ad accogliere i sopravvissuti. La tensione nell’aria era tangibile, e non posso negare di aver pregato affinché quella terribile tragedia che si prospettava all’orizzonte non si verificasse.

Abbiamo garantito la nostra presenza sul luogo quando le bare sono state consegnate, accompagnando con esse i corpi delle vittime. Ci siamo dedicati a rendere loro omaggio e a preservare la loro dignità, collaborando con gli esperti della polizia scientifica per l’identificazione di ciascuna delle vittime.

Quello che rimarrà impresso nella mia memoria è la disperazione dei sopravvissuti di fronte alle bare allineate. Nel pianto collettivo di tutti noi presenti i sopravvissuti, uno dopo l’altro, hanno deposto un fiore su una bara.

Non importava se non sapessero a chi appartenesse quella bara; quel gesto costituiva un omaggio alla memoria dei propri cari, dei loro coniugi e dei loro figli. Ciò che è accaduto dopo quella tragica giornata è ormai parte della storia, ma rappresenta anche un motivo di profondo dolore.

È sconcertante constatare come, nei giorni successivi e ancora oggi, l’attenzione sia concentrata principalmente sul numero delle vittime, trascurando spesso le vite che riusciamo a salvare ogni giorno.

È doloroso vedere che la sofferenza di interi popoli, la disperazione che li spinge a rischiare tutto per cercare una vita migliore, sembra non avere fine. Nonostante tutte queste sfide, continueremo con impegno a fare del nostro meglio.

Lavoreremo per tendere una mano amica a chi ne ha bisogno e per offrire speranza a chi cerca un futuro migliore. Il nostro impegno nel soccorso ai migranti non conoscerà tregua, perché crediamo fermamente che ogni vita sia preziosa e meriti di essere salvata”. (Redazione)

vedi

Cisom per l’Europa dei diritti