Guerre, clima e costi ambientali sfidano il turismo al Sud

ph Stepan Dudycha on Unsplash

La filiera turistica sta affrontando nuove e importanti sfide. Crisi geopolitiche, effetti climatici estremi, aumento dei costi e forte attenzione alla sostenibilità.

In un contesto, quindi, di un Turismo che Cambia e si Innova quest’anno il Rapporto Srm di Srm Centro Studi – collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo e sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo – specializzato nell’analisi delle filiere produttive e del turismo evidenzia quanto sia rilevante puntare su un sistema d’offerta improntato su: diversificazione, delocalizzazione, destagionalizzazione, digitalizzazione e dimensione d’impresa.

Le 5D che possono preservare e rafforzare la competitività turistica dei territori.

Di seguito una fotografia del turismo nel Mezzogiorno: 86,1 milioni di notti trascorse (19 per cento dell’Italia), 3,5 giorni di permanenza media, 76,8 per cento di stagionalità (presenze nei mesi estivi), 38,9 per cento di presenze straniere (ancora in piena fase di recupero post covid).

Un’offerta negli alberghi – in termini di posti letto – pari al 28,8 per cento dell’Italia (sale al 37,9 per cento nei 4 e 5 stelle) e del 23,1 per cento in strutture extra-alberghiere.

Un valore aggiunto pari a 24,9 miliardi di euro (24 per cento del Paese). Nel 2024 si prevede nel Mezzogiorno il pieno recupero delle presenze turistiche.

Rispetto al 2019 il dato è stimato in crescita del 2,8 per cento per un totale di quasi 89 milioni di notti trascorse.

Proseguirà, con forte intensità, la ripresa della domanda internazionale che si stima in crescita del 4,5 per cento rispetto al 2023 superando pienamente il periodo pre-covid (105,4 per cento rispetto al valore 2019). Il turismo meridionale nel contesto europeo: ben posizionato ma con ampi margini di miglioramento.

Dall’analisi su 98 regioni dell’area UE4 (Italia, Spagna, Francia e Germania) 3 regioni del Sud (Sardegna, Campania e Puglia) sono tra le prime 30, e la Sicilia è 31esima, per livello di competitività turistica e ben 6, comunque, sono sopra la media europea.

Ci sono spazi per crescere sia in termini quantitativi che qualitativi. Emerge la necessità di migliorare ed ampliare la connessione internazionale e l’accessibilità del territorio.

Nel Sud l’obiettivo deve essere un turismo che offra destinazioni sempre più diversificate e di qualità al fine di favorire la destagionalizzazione, la delocalizzazione e l’impatto economico sul territorio.

Borghi, aree interne, zone di prossimità dei grandi attrattori turistici possono essere destinazioni di qualità (per la loro storia, per le loro tradizioni e il buon cibo), utili anche per ridurre gli effetti negativi ed i disagi derivanti dai fenomeni di congestionamento.

L’offerta turistica legata alla cultura, all’enogastronomia, all’ambiente ed al turismo business può essere una combinazione vincente anche al Sud: il moltiplicatore delle presenze di un’offerta così “integrata” è infatti superiore a quello monotematico ad es. di tipo balneare (156 euro rispetto a 128,2 euro di valore aggiunto per ogni notte trascorsa).

In questo contesto sempre più dinamico e sfidante, aumenta la consapevolezza delle imprese che investire è l’unica via per competere.

Dalla survey di Srm emerge che circa il 77 per cento delle imprese turistiche del Sud nell’ultimo triennio ha effettuato investimenti (in Italia il 76 per cento).

Grande attenzione, in particolare, alla qualità dei servizi e della recettività (il 56 per cento delle imprese intervistate ha rinnovato gli arredi e ampliato i servizi ricettivi). Si guarda inoltre al futuro.

Le imprese stanno comprendendo la sfida della digitalizzazione e della sostenibilità (Esg): 4 imprese su 10 nel Sud (25 per cento in Italia) hanno investito su tali obiettivi che ad oggi nel solo Mezzogiorno si stimano essere pari a 300 milioni di euro.

Le imprese indicano un’ulteriore crescita di tali investimenti nel prossimo triennio di circa il 2 per cento.

Infine, semplificazione burocratica (37 per cento), politiche per il decoro urbano (28 per cento), diversificazione dell’offerta (27 per cento) ed una gestione più efficiente dei servizi pubblici (24 per cento) sono le principali priorità che le imprese del Sud pongono alla governance pubblica per favorire la competitività del territorio. (Redazione)

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