Gli anni dell’Euro tra diffidenza e rabbia

ph Didier Weemaels on Unsplash

Il primo marzo del 2020 è l’anniversario della definitiva entrata in vigore dell’Euro. La moneta unica si affermò quel giorno del 2002. Il primo gennaio dello stesso anno fu un momento cruciale nella storia politica ed economica del Vecchio Continente: iniziò la sostituzione del contante, una fase di transizione che culminò nella definitiva archiviazione della amata Lira il 28 febbraio (quell’anno non era bisestile!).

Su 15, furono 11 gli Stati membri dell’Unione Europea ad aderire subito. Ad essi si aggiunse, in extremis, la Grecia, che riuscì a soddisfare i parametri richiesti nel 2000 e fu ammessa in tempo nell’eurozona.

L’evento fu percepito come di grande importanza e, in effetti, cambiò molte cose. Lo precedette una serie di iniziative promosse dai Comitati Euro istituiti nelle Prefetture per infondere consapevolezza su quanto stesse accadendo, soprattutto nelle scuole. Diffidenza nei confronti dell’Euro c’è sempre stata, più o meno palese. Ma, anche, fiducia e simpatia nei confronti dell’Europa.

Oggi, dopo 18 anni, il contesto e, soprattutto, il clima sono decisamente cambiati. Molta insoddisfazione nei confronti delle istituzioni europee nel loro complesso e per la loro difficoltà nel dare risposte credibili. Negli ultimi anni si sono diffuse frustrazione, delusione e rabbia.  I movimenti populisti si sono limitati a raccoglierle e l‘Euro è presto diventato un facile bersaglio di critiche.

Purtuttavia, appare difficile ipotizzare un’alternativa praticabile. Di fatto, la moneta unica, con tutti i suoi difetti, ha permesso ai Paesi europei di affrontare tempi difficili, caratterizzati, in primis, dalla seconda crisi economica più grave dal Novecento. Anche se delle correzioni andranno fatte, perchè l’austerity, che è succeduta alla crisi, mostra pure lei i segni del tempo. (Sergio Scialabba)

 

vedi

Nelle cifre sull’immigrazione la crisi del popolo europeo

 

 

 

 

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