Gettate le basi (di Carmela Corso)

il Cassaro

di Carmela Corso

 

Mostre, spettacoli teatrali, concerti, manifestazioni, festival. Questo e tanto, tantissimo altro è stato, in questi 10 mesi, Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, un enorme contenitore di eventi che ha proiettato Palermo sui radar della scena culturale internazionale, convogliando artisti, turisti e semplici curiosi da ogni parte del globo – basti pensare anche solo a Manifesta 12, la biennale nomade europea d’arte contemporanea, grande protagonista di stagione, terminata lo scorso 4 novembre che, con oltre 50 progetti, ha richiamato la eco di  performer e personaggi del calibro di Thereza Alves, Uriel Orlow, Jelili Atiku e il paesaggista e filosofo contemporaneo francese Gilles Clément – e che ha gettato le basi di una più ampia e variegata offerta culturale e turistica per gli anni a venire, con restauri di palazzi storici, creazione di musei, parchi e biblioteche e l’apertura di una nuova sinagoga.

Un’esperienza coinvolgente e complessa riassunta in una campagna di promozione turistica promossa dal settore Comunicazione del Comune con il supporto di esperti in marketing & communication e  destinata all’utenza internazionale: spot pubblicitari, post sponsorizzati dai canali social di RyanAir e da riviste di settore come National Geographic e Dove, e attività di “retargeting” che mostrano su scala globale la “straordinaria bellezza” di Palermo. Ma è davvero tutto oro quello che luccica?

In vista del passaggio di consegna di consegne a Parma, designata Capitale Italiana della Cultura 2020, è il momento di tirare le somme e di fare bilanci.

Cultura ma non solo. C’è un altro risvolto della medaglia, quello costituito dalle strutture ricettive e dagli operatori che, a vario titolo, operano nel terzo settore – dagli autisti di pullman GT, alle guide, agli accompagnatori, alle associazioni – e che, da gennaio ad oggi, hanno visto confluire nel capoluogo siciliano (come nel resto dell’isola) un flusso turistico che, stando alle stime rilasciate dall’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia, si aggira intorno ai 14,7 milioni di presenze, con un incremento del 7,3% rispetto al 2016 e in costante crescita per le previsioni del 2019, che mostra un significativo aumento dei turisti stranieri: un trend positivo (+ 9,4 punti dal 2008 al 2017) dimostrato dalla crescita del numero di passeggeri di navi, traghetti, crociere e aerei.

Abbiamo chiesto ad alcuni di loro, protagonisti in sordina, di raccontarci l’altra faccia di Palermo Capitale della Cultura, tra impressioni, richieste e aspettative.

il duomo di Cefalù

«Sembra che l’estate non sia ancora passata. – dice Mario, giovane affittacamere nel cuore del centro storico – Quest’anno Palermo, così come Cefalù, Monreale e le altre città d’arte della Sicilia, ha molta più richiesta rispetto agli anni precedenti e, ovviamente il titolo di Capitale della Cultura ed eventi come Manifesta hanno fatto sì che questi numeri crescessero anche dopo la fine della stagione estiva. Nell’ultimo periodo –  all’incirca da maggio ad oggi – la maggior parte degli ospiti è arrivata principalmente dalla Francia, ma anche da Russia, Polonia e Olanda, richiamata sicuramente da Manifesta e dal percorso Unesco, ma anche e soprattutto dal cibo»

«I turisti stranieri sono, ovviamente indirizzati verso le attrazioni “istituzionali”: Cattedrale, Teatro Massimo, Quattro Canti, Zisa… quelli italiani, invece, sono più curiosi di scoprire l’anima della città, come la Vucciria, l’Opera dei Pupi, i luoghi del Gattopardo, attraverso visite più particolari» spiegano Barbara e Salvatore, guide turistiche palermitane.

Palermo, ma non solo, perché in generale tutta la Sicilia ha visto evolversi in positivo il movimento di turisti che, generalmente, dopo una prima sosta a Palermo, si spostano verso altre città come Noto, Catania, Taormina, Messina e Trapani, tra le più gettonate. «Molti di loro (stranieri e non) – sottolinea Alessandro, gestore di un b&b nel Cassaro, a due passi dalla Cattedrale – solitamente optano per  un giro più ampio della Sicilia. Di conseguenza; molti sostano a Palermo e fanno un turismo “mordi e fuggi”. Magari si fermano per diversi giorni, ma da qui si spostano in auto o coi mezzi verso altre località e rientrare in giornata»

Tra i tanti plausi anche molti rimproveri sullo stato di pulizia delle strade e la qualità di servizi di informazione e gestione che lamenta, ancora, uno stato di inadeguatezza che mal si sposa con la nomina a Capitale della Cultura e che cavalca nomea e pregiudizi sulla cattiva amministrazione del terzo settore. 

«Una cosa che ho avuto modo di notare è che se escludiamo il fattore sporcizia, Palermo ammalia chiunque – ha continuato Alessandro – Molti ne lodano l’accoglienza, la magnificenza dei palazzi, il buon cibo. L’unica cosa di cui ho sentito lamentele riguarda l’efficienza dei bus. Particolarmente quello per Monreale (il 389) che non ha ricevuto commenti lusinghieri.»

«In molti, soprattutto i ragazzi, ma anche molti adulti – racconta, invece, Angelo, autista di pullman GT – sono condizionati da pregiudizi e stereotipi sulla Sicilia e i siciliani, che si confermano una volta giunti in molti siti non solo di Palermo ma dell’intera isola, per i servizi che, spesso, non sono adeguati e per la sporcizia. Però, una volta qui, rimangono affascinati dall’enorme bellezza che si trovano attorno anche se poi, e qui le colpe sono da attribuire a chi non cura e non sponsorizza i siti, attenzionando l’utenza, il contatto con la cultura del posto si esaurisce lì».

«Le parole più belle per noi – sottolineano le guide – al termine dei tour e delle visite sono “torneremo”. E quando chiediamo cosa è piaciuto di più le risposte sono tra le più variegate: per il sole, per l’arte, ma soprattutto per la gente perché, alla fine, la bellezza è ovunque ma il calore umano che si trova che caratterizza Palermo difficilmente lo si trova altrove. Noi ci impegniamo al massimo per lasciare il migliore biglietto da visita che li spinga, poi, a ritornare, ed è un po’ meno bello renderci conto che rimangono delusi, spesso quando girano da soli, nel non trovare indicazioni complete (o spesso poco corrette) davanti a chiese, musei e monumenti»

Un settore che gode, tra alti e bassi, di buona salute ma che lascia l’amaro in bocca per tutto quello che potrebbe essere e non è: dai servizi, pochi e non sempre efficienti, alla qualità del personale spesso poco qualificato. Segnali incoraggianti ma che mostrano una strada tutto fuorché in discesa, come sottolinea Giuseppe Pezzati, presidente regionale di Confartigianato Sicilia: “I dati sul turismo sono con il segno positivo e questo non può che farci ben sperare per lo sviluppo economico della nostra Isola – ha dichiarato – Le presenze turistiche, con 14,7 milioni, raggiungono un valore vicino al massimo storico del 2014. Ciò significa che siamo sulla strada giusta. Ma non dobbiamo mai dimenticare che turismo significa sviluppo. La nostra Sicilia, dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, ci offre tantissimo. Se riusciamo a sfruttare bene ciò che abbiamo – ha poi concluso Pezzati – riusciremo a creare economia senza inventarci nulla di impossibile”.

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