Generazioni a confronto (di Gabriele Giovanni Vernengo)

la Prima Guerra Mondiale coinvolse moltissimi giovani italiani

 

 

di Gabriele Giovanni Vernengo

Uno spettacolo per ricordare tensioni e sentimenti della Prima Guerra Mondiale nel centenario della sua fine. A quale senso di responsabilità può rispondere un diciottenne italiano, oggi, nei confronti della sua patria? Quanto e come sono cambiati i tempi? Quale futuro attende oggi i nostri ragazzi? A queste domande risponderanno gli studenti di Didattica della musica e Direzione di Coro del Conservatorio Alessandro Scarlatti mettendo in scena domenica 11 novembre, alle 21, presso il Circolo Unificato di Palermo “I Ragazzi del ‘99”,  regia di Ludovico Benigno e musiche del Maestro Pietro Gizzi.
“I Ragazzi del ’99” appartengono a quella generazione di giovani soldati spediti al fronte poco più che ragazzini, al fine di risollevare le sorti del regio esercito, all’indomani della disfatta di Caporetto, dell’ottobre 1917. Uno spettacolo che intende fare un parallelismo tra la generazione dei soldati che hanno vissuto questo tragico e imponente evento (1899) e quella attuale (1999). Un lavoro certosino e costante che si protrae da metà settembre.
L’evento è organizzato dal Conservatorio Alessandro Scarlatti in collaborazione con il Comando Militare Esercito “Sicilia”, il Circolo Unificato Palermo, l’ Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra e l’Associazione Nazionale Autieri d’Italia
la locandina dell’ evento

“Abbiamo lavorato sodo, ma con piacere. La condivisione in termini d’interesse – commenta con emozione il regista Ludovico Benigno – non solamente legato all’elemento spettacolare, ma anche storico, che si è sviluppata assieme al Maestro Gizzi è stata alla base di tutto il lavoro e ha “dato il la” a un interessante sodalizio artistico. Ho avuto la fortuna – spiega il regista Ludovico Benigno – di trovare un gruppo di ragazzi in gamba, che si sono messi subito a disposizione per preparare lo spettacolo e con i quali è stato molto gratificante lavorare e veder crescere pian piano questo progetto. Aver poi avuto anche il “favore” del Conservatorio di Musica di Palermo – conclude il regista Ludovico Benigno – soprattutto, dell’Esercito, sia in termini di apprezzamento, ma anche di disponibilità per quanto riguarda la preparazione dell’evento, le scenografie e la sede di lavoro, ha veramente valorizzato e reso ancor più gradevole e stimolante questa esperienza. 

Lo spettacolo, originariamente, era suddiviso in due atti, ma in fase di realizzazione, per esigenze sceniche, abbiamo scelto di sviluppare il lavoro teatrale in un unico atto, pur cambiando comunque il flusso narrativo e il susseguirsi delle scene ad un certo punto della performance.
La rappresentazione si articolerà in una serie di letture inserite all’interno di un originale filo narrativo, intervallate da alcuni brani cantati dal coro composto dai medesimi attori. Alcune lettere sono state riportate, a integralmente, altre sono invece rivisitate o completamente riscritte per ragioni sceniche. 
Le lettere sono state “scoperte” in fase di preparazione, ovvero prima di cominciare a scrivere la drammaturgia. Un periodo abbastanza intenso di ricerca ci ha portato a scoprire dei veri e propri patrimoni letterari, costituiti dalla raccolta di queste lettere spedite direttamente dal fronte, o dagli ospedali e dalle zone di guerra più in generale. Tra le tante fonti consultate, sicuramente, quella di maggior rilievo è rappresentata dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, in Toscana.
“Ci auguriamo di poter invitare alla riflessione e al ricordo di quanto ci oggi ci appare forse tanto lontano – commenta il regista Ludovico Benigno – ma che fa parte della nostra storia e identità nazionale. La pace non c’è “dovuta”. C’è stata garantita, a suo tempo, con il sangue e il sacrificio di tanti ragazzi come ce ne sono oggi. Un patrimonio inestimabile per la nostra civiltà contemporanea. Mai dare nulla troppo per scontato- spiega il regista- la storia è una maestra severa, spesso si ripresenta sotto il sembiante di altri nemici ma racchiude in sé lo stesso orrore di sempre. Certe cose le eviti solamente conoscendole. Dopo cento anni – conclude il regista – sembra cambiato tutto, ma ci vuol poco per rendersi drammaticamente conto che non sia cambiato niente.Ecco, già invitare a riflettere su questo aspetto sarebbe una bella soddisfazione!”. 

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