Fatturato delle imprese calato in proporzioni da incubo

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(Redazione) Fatturato in caduta libera (-19,7 per cento) per le aziende italiane (spa e srl) nel primo semestre dell’anno con una perdita di oltre 280 miliardi di euro. Il dato emerge dall’Osservatorio sui Bilanci delle Srl 2018 e stime 2020 del Consiglio e della Fondazione Nazionali dei Commercialisti che ha misurato l’impatto dell’emergenza covid-19 ed del relativo lockdown sul fatturato delle società di capitali nei primi sei mesi dell’anno. 

Nell’analisi sono considerate circa 830mila società che fatturano complessivamente circa 2.700 miliardi di euro, l’89 per cento di tutte le imprese e l’85 per cento circa di tutti gli operatori economici. L’Osservatorio sui bilanci dei commercialisti elabora i dati presenti nella banca dati Aida prodotta da Bureau van Dijk società di analisi di Moody’s.

In Sicilia è Messina la provincia in maggior sofferenza (-20,1 per cento). Palermo accusa il colpo con  -17,7 per cento. Siracusa (-13,7 per cento) è la provincia che soffre di meno non solo in Sicilia ma in tutta Italia.

“Quella che emerge dalle nostre simulazioni sulla perdita di fatturato delle società di capitali italiane nel primo semestre dell’anno – commenta il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani –  è una cifra impressionante che non può non destare enorme preoccupazione per il destino delle imprese italiane”.

Adesso – aggiunge – è urgente intervenire per spingere la ripresa sia con interventi di alleggerimento della pressione finanziaria sulle imprese, a partire dal versante fiscale, sia con interventi che rafforzino il clima di sicurezza generale e quello più specifico nei settori produttivi.

Non ci sembra appropriato l’eventuale intervento sull’Iva, oneroso per il bilancio pubblico ma molto poco stimolante per la ripresa di consumi e investimenti, mentre molto importanti appaiono gli interventi di stimolazione produttiva come l’ecobonus al 110 per cento a patto però che vengano lanciati velocemente in un quadro regolatorio il più chiaro e trasparente possibile”.

Oltre a ciò, secondo Miani “sarà fondamentale disegnare nel medio periodo una riforma fiscale che, completando il riequilibrio ormai interrotto tra la tassazione sul lavoro e quella sui consumi, riduca la pressione fiscale sul ceto medio e sui giovani, così da favorire sia un accrescimento del reddito spendibile da parte delle famiglie con figli che hanno una più elevata propensione al consumo, sia incentivando la propensione a lavorare delle fasce più deboli e l’emersione del nero”.

 

 

 

 

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