Esplode l’urlo dei detenuti

Il coronavirus è la goccia che ha sta facendo traboccare il vaso delle carceri

L’emergenza coronavirus e le stringenti misure adottate per fronteggiarlo entrano nelle carceri italiane in forma di violenta protesta.

È la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso della tensione: sovraffollamento, condizioni inumane, tempi della giustizia biblici denunciati da tempo sono diventati violenza, terrore, morte.

Tre detenuti le vittime al Sant’Anna di Modena, a decine saliti sui tetti di Poggioreale tra richiami e urla che sembrano ululati, per strada le auto costrette a fermarsi di fronte alle proteste dei familiari, lenzuoli bruciati a Palermo mentre dentro il tintinnio sulle sbarre già diventato tam tam: amnistia, indulto, libertà, insomma.   

La ragione ufficiale di tutto questo caos è la sospensione dei colloqui con i familiari.

Il virus colpisce con più ferocia anziani e fragili, chi sta già male: le patologie o le basse difese immunitarie gli aprono la strada. Allo stesso modo i provvedimenti che riducono la socialità colpiscono chi vive già in una condizione difficile e penosa: dietro le sbarre.

Anche in questo caso, come in quello della sofferenza del sistema sanitario, si paga la mancata attenzione ai diritti di tutti, compresi coloro i quali si trovano a scontare una pena per avere violato la legge e il vincolo che ci lega gli uni agli altri. Ma non per questo meno meritevoli di attenzione. (Sergio Scialabba)

 

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