Errori in busta paga? Più diffusi di quanto si pensi

Cristina Danelatos

Ritardi o irregolarità in busta paga? Nell’ultimo anno hanno colpito 4 lavoratori su 10, e per quasi uno su 5 (18 per cento) gli errori sono stati 3 o più nel giro di 12 mesi.

È quanto emerge dallo State of payroll report 2024 basato su un’indagine condotta su più di 2.500 professionisti di diverse fasce demografiche e settori nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Germania, oltre a più di 1.300 responsabili HR e Payroll.

Ma non è tutto: oltre 4 lavoratori su 10 (42 per cento) hanno ammesso che questo tipo di disguidi può impattare in maniera negativa sulla loro soddisfazione, generando mancanza di fiducia nei confronti del datore di lavoro.

Sarebbe sbagliato, tuttavia, ritenere che queste situazioni possano generarsi esclusivamente all’interno di piccole realtà, perché più diffusi di quanto si potrebbe pensare: infatti, oltre la metà dei dipendenti intervistati (53 per cento) ha avuto almeno un problema con le buste paga nella propria carriera.

Il 50 per cento che ne ha sperimentato uno nell’ultimo biennio, mentre quasi l’11 per cento ha subito un errore in busta paga solo nel mese precedente al sondaggio.

L’errore più comune?

Un ritardo nei pagamenti, che è anche la tipologia di incidente con le conseguenze più antipatiche: gli intervistati hanno infatti riferito che l’impatto più comune di un pagamento tardivo è una condizione di stress e ansia (47 per cento).

La “pressione familiare” è la terza conseguenza più comune (23 per cento), dopo il “rinvio di pagamenti necessari”: il 37,6 per cento degli intervistati ha riferito che i ritardi nella percezione del salario li ha costretti a saldare in ritardo bollette e affitti o li ha messi in situazioni di scoperto.

Le donne, sempre secondo lo studio, hanno maggiori probabilità di soffrire di ansia correlata alle buste paga rispetto agli uomini.

L’impatto emotivo degli errori è infatti avvertito in modo più acuto dalle dipendenti rispetto alle loro controparti maschili, con oltre la metà (52 per cento) che si sente stressata e ansiosa a causa di un pagamento in ritardo, rispetto al 42 per cento degli uomini.

A livello anagrafico, invece, i più colpiti dagli sbagli sono i giovani: oltre il 70 per cento degli intervistati di età compresa tra i 16 e i 24 anni ha riscontrato un errore in busta paga negli ultimi due anni, rispetto a solo il 30 per cento di quelli di età pari o superiore a 55 anni.

Il motivo?

Sebbene i lavoratori della Gen Z siano i meno propensi a controllare la propria busta paga (il 47 per cento non la controlla ogni mese), questo tasso di errore più elevato potrebbe essere dovuto a una minore stabilità: i più giovani, infatti, in genere cambiano ruolo più spesso, sia per necessità sia per scelta.

Un’altra curiosità riguarda i lavoratori che godono di full smart working: nei 3 mesi antecedenti al sondaggio, un numero inferiore di dipendenti da remoto (solo il 17 per cento) ha riscontrato un errore rispetto a quelli in ruoli ibridi o completamente in presenza (per entrambe le categorie la percentuale è il 22 per cento).

Sebbene, come i giovani, anche i lavoratori completamente da remoto controllino la propria busta paga meno frequentemente (il 41 per cento non controlla la propria ogni mese, rispetto al 31 per cento dei lavoratori fisicamente presenti in ufficio), questo potrebbe essere correlato al fatto che le aziende completamente smart abbiano strumenti più precisi a disposizione per monitorare l’erogazione dei pagamenti.

“I dati forniti da questo studio sono molto significativi. – commenta Cristina Danelatos, Ceo Area HR Innovation e IT Corporate di Zeta Service, azienda italiana specializzata nei servizi HR e payroll –

In uno scenario altamente competitivo per le imprese diventa assolutamente fondamentale, per trattenere i propri collaboratori, dimostrarsi trasparenti ed esenti da pecche nell’elaborazione delle buste paga e dei pagamenti.

Stipendi in ritardo ed errori minano il rapporto di fiducia tra il dipendente e l’azienda e rischiano di inficiare il clima all’interno del luogo di lavoro. Questo problema vale in piccole realtà come all’interno di contesti più strutturati.

E, a proposito di contesti più organizzati, bisogna ricordare che queste situazioni, oltre a colpire i dipendenti, generano anche tensioni per gli HR Director, perché toccano la vita reale delle persone che lavorano in azienda, verso le quali chi si occupa di risorse umane prova un grande senso di responsabilità”.

Non è, tuttavia, solo una questione legata ad aspetti umani. Tocca infatti spesso agli uffici HR la selezione dei fornitori che si occupano di payroll e HR administration: errori in questo ambito quindi producono delle conseguenze destinate a ripercuotersi in maniera significativa sulla vita degli addetti alle risorse umane in azienda.

E, a proposito di gestori in outsourcing dei servizi payroll, sembrerebbero proprio questi, rispetto a una gestione interna, a garantire una maggiore accuratezza: in 7 organizzazioni su 10 (71 per cento) che esternalizzano le buste paga si riporta un impatto positivo sulla precisione delle buste.

E quasi il 50 per cento dei team HR spende quasi un giorno lavorativo ogni mese a correggere gli errori nei cedolini.

“Quando i conti non tornano l’HR Director deve renderne conto al Ceo e al Cfo dell’azienda e non è di certo piacevole. – prosegue Cristina Danelatos – Sono molte le priorità che un HR Director deve gestire quotidianamente e avere un buon fornitore significa avere un pensiero in meno.

Sono considerazioni che, per esperienza, sappiamo avere un ruolo non secondario nelle direzioni HR.

Per questo, con Zeta Service Payroll offriamo alle aziende clienti una visione olistica della funzione HR, che non si limita all’elaborazione della busta ma, anche, a una quadratura dei dati di paga per conciliare i numeri HR e quelli Finance.

Ascolto, empatia e responsabilità sociale non devono mai mancare: sono essenziali.

Soprattutto in un contesto in cui trovare figure professionali competenti è sempre più complicato e vitale per le imprese.

Lasciarsele sfuggire per disattenzioni nei confronti di aspetti così importanti può incidere in maniera determinante sulla competitività aziendale”. (Redazione)

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