Economia, innovazione, turismo: tutti i nodi restano irrisolti (di Sergio Scialabba)

la Fontana della Vergogna, in piazza Pretoria

 

 

di Sergio Scialabba

 

 

In Italia il calo di immatricolazioni per le nuove auto a luglio risulta dell’11 per cento rispetto al 2019. Ad agosto il traffico aereo verso l’estero è inferiore del 35 per cento rispetto ai livelli pre-covid.

Gli incassi nei cinema sono crollati del 98 per cento rispetto a quelli dell’estate scorsa. Le prenotazioni nei ristoranti sono ridotte – su base annua – del 40 per cento. Gli scambi commerciali tra l’Italia e gli altri paesi sono scesi oltre il 40 per cento ad aprile per poi risalire quasi ai livelli pre-covid nel mese di giugno, seppure in calo del 12 per cento rispetto al 2019. 

un murale nel Vecchio Centro

I dati vengono raccolti da Lab24 del quotidiano economico Sole 24 Ore e, ancorchè spuri, forniscono un quadro inequivoco della situazione.

Il turismo è all’anno zero. Ma non perchè sia arrivata la pandemia, quanto perchè la pandemia ha raso al suolo (tra le tante altre cose) un modello di ricezione turistica fondato sulle possibilità offerte dalla Rete e sulla deregolazione dell’offerta: tariffe basse, soggiorni brevi, pochi controlli e grande libertà di movimento.

Se qualcuno ha sbagliato lo ha fatto nella misura in cui non ha previsto che, prima o poi, sarebbe arrivato al capolinea. E adesso che quel momento è arrivato, non c’è un modello alternativo se non nella immaginazione di chi vorrebbe che un turista capitato a Palermo visitasse almeno un sito archeologico oppure un museo.

E magari si chiedesse perchè la Fontana della Vergogna (uno dei primi monumenti che vedono) si chiami così.

Nella capitale della Sicilia niente affatto si è fatto affidamento sul patrimonio artistico, storico, monumentale e ambientale ma, anzi, è stato favorito un livellamento verso il basso con i risultati che vediamo:  crescita dell’attività d’impresa bassa e di bassa qualità e altrettanto bassa qualità della vita urbana.

via Lincoln di notte

Ma la pandemia porta con se almeno un altro cambiamento di rilievo che ci tocca da vicino: il “distanziamento”, chiamiamolo così, politico e strategico tra Stati Uniti e Cina.

Palermo ospita una comunità cinese di grandi dimensioni che dà un prezioso contributo all’economia locale ed è molto stimata per riservatezza ed operosità. Non saranno certo i mutamenti globali a rompere un così fortunato equilibrio.

Ma, in concomitanza con la visita in Italia del presidente cinese Xi nel marzo 2019, il Comune ha reso pubblico un dossier analitico focalizzato su visibilità e rapporti internazionali, turismo e integrazione. Il documento illustra pure una ipotesi progettuale relativa allo sviluppo di una infrastruttura di rete e servizi innovativi per la città metropolitana.

Orbene, proprio sul 5G i paesi occidentali stanno prendendo posizioni che mai si sarebbero immaginate fino a pochi mesi fa. Stati Uniti e Gran Bretagna hanno evidentemente identificato, oltre che molte opportunità, anche dei rischi intorno alla più importante delle nuove tecnologie del futuro. Anche su questo chi ha responsabilità nel mondo politico, accademico e imprenditoriale a Palermo (che significa in Sicilia) dovrebbe cominciare a chiarirsi le idee. 

 

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