Due libri per riflettere sulla crisi senza precedenti della magistratura

Mauro Mellini

(Sergio Scialabba) Le vicende legate a Luca Palamara hanno riacceso il dibattito sul ruolo della magistratura che, secondo molti, ha raggiunto una crisi senza precedenti e c’è chi parla di “onore perduto”.

Mauro Mellini avvocato, deputato radicale di lungo corso e storico esponente del garantismo italiano ha pubblicato con Bonfirraro Editore Il partito dei magistrati (2011) e C’era una volta Montecitorio (2018), due libri per approfondire e capire la questione della giustizia italiane e delle anomalie legate al potere dei giudici.

Il dibattito sulla magistratura e sul ruolo politico che alcune forze politiche gli attribuiscono continua – da circa trent’anni – a infiammare il mondo della politica e dell’informazione, con episodi che riaccendono, periodicamente, le polemiche.

L’ultimo, in ordine di tempo, è il caso del magistrato calabrese che rischia di essere il colpo di grazia in grado di portare a una radicale riforma della magistratura. 

Tanta la letteratura sull’argomento e, tra gli autori più attenti, c’è sicuramente Mellini, protagonista di tante battaglie per i diritti ancóra oggi di estrema attualità, utili per approfondire una lunga storia di cui il caso Palamara è solo l’ultimo in ordine cronologico.

Ne Il partito dei magistrati Mellini, con puntualità e quasi con puntiglio, esamina la progressiva distorsione istituzionale della macchina della giustizia il cui potere, negli anni, si è andato allargando oltre l’alveo che le è proprio, con alterazione dell’equilibrio tra i vari poteri e le funzioni dello Stato.

Una vera e propria “devianza” di un apparato pubblico con funzioni molto delicate che si manifesta con la conseguente assunzione di indirizzi, finalità e connotazioni inevitabilmente politici. Una devianza che ha origini disparate e le cui responsabilità vanno attribuite a categorie e forze politiche diverse. 

C’era una volta Montecitorio è, invece ,il racconto del mondo politico visto dal di dentro, con gli occhi di un “parlamentare” anomalo negli anni in cui stava maturando il “golpe” mediatico-giudiziario che travolse la Prima Repubblica. La deformazione delle istituzioni per il loro assoggettamento al sistema della “partitocrazia” e al contempo l’esaurirsi dei valori e delle ideologie che dei partiti erano stati la forza e la ragion d’essere. 

 

 

 

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