“Dignità per i malati di fibromialgia”

Christian Vitali

Percorrere la Via Francigena a piedi da Pavia a Roma. Un itinerario di circa 600 chilometri per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sulla fibromialgia. La fibromialgia  è una sindrome reumatica poco conosciuta che colpisce circa due milioni di italiani causando, tra gli altri sintomi, dolori muscolari, alterazione della tensione muscolare e disturbi del sonno. L’iniziativa è partita da Christian Vitali, consigliere comunale di Parabiago, provincia di Milano, del Movimento Cinque Stelle. Vitali ha conosciuto di presenza persone affette da fibromialgia. Il consigliere grillino è partito il 30 luglio scorso da Pavia e si è prefissato l’obiettivo di raggiungere Roma entro il 15 agosto quando incontrerà gli associati dell’ AISF Onlus (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica)  delle sezioni Roma e L’Aquila,e non solo, che affiancheranno e assisteranno il consigliere pentastellato. 

“Ho conosciuto la sindrome poco più di un anno fa – commenta Vitali –  tramite una persona a me cara. Sono molto fiducioso in questa mia “nuova” battaglia. Sinceramente- continua Vitali – non credevo di smuovere così numerose coscienze. Ho intrapreso questa iniziativa nelle vesti di cittadino prima che di amministratore. Questa – conclude Vitali – è l’esperienza più bella della mia vita”.

I pazienti affetti da fibromialgia subiscono oltre al danno la beffa. Poiché la loro sindrome non è riconosciuta dal Sistema Nazionale Sanitario. Ciò provoca non pochi problemi. Uno dei tanti è legato alle giustificazioni delle assenze a lavoro per motivi di salute e all’esenzione dai ticket per l’acquisto di alcuni medicinali. 

“Spero che l’iniziativa accenda i riflettori sulla fibromialgia, ancora non riconosciuta dal Ssn – commenta Giusi Fabio, referente AISF per la Sicilia e vicepresidente nazionale, responsabile sezione e macroaree – affinché chi ne è affetto possa essere tutelato, poiché ritenuto malato e non malato immaginario. Si dia dignità a questi milioni di pazienti”. (Gabriele Giovanni Vernengo)

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