Difficile convivenza e questioni laterali

Il Molo trapezoidale rimanda al legame della città con il mare

Il pestaggio di un giovane tunisino nel Vecchio Centro ripropone una ormai annosa questione di sicurezza, ordine pubblico e decoro dalle parti della stazione centrale, ma con qualche sfaccettatura in più.

È notorio che la vita urbana del braccio meridionale di via Maqueda e delle aree limitrofe è fortemente condizionata dalla presenza di bande giovanili, dedite ad attività illegali le più disparate. Ci sono fazioni e, tra queste, gli immigrati maghrebini, spesso tunisini.

Questa porzione di territorio cittadino è sostanzialmente fuori dal controllo delle autorità pubbliche. Si direbbe che la cosa è tollerata, ma la risposta non è esauriente.

E’ chiaro che, dove saltano i vincoli di convivenza nella legalità, i soggetti che si accordano sono appunto bande, che fanno le regole e ne sanzionano la violazione a modo loro.

Nel caso specifico, la complessità del problema è aumentata dalla convivenza dei locali e di altri, diversi per etnia, cultura o religione. Vengono da un altro mondo, perché il canale di Sicilia, per quanto stretto, divide due continenti.

Questo rimanda al tema dell’integrazione nella sua complessità, alla rispettabile posizione della Chiesa e di esponenti della società civile nella gestione dei flussi, con il corollario di interessi economici, spesso contornati da opacità.

C’è, poi, l’aspetto del rapporto tra Italia e il Maghreb, specialmente la Tunisia, con cui la interazione è andata crescendo dagli anni 80 del secolo scorso ad oggi, sul piano politico, commerciale, strategico.

Ci sono accordi, più o meno formali, che riguardano comparti come l’energia, la sanità pubblica, l’agroalimentare, casi importanti di cooperazione nella pesca, nel turismo, nel settore creditizio, che incidono verosimilmente anche sull’approccio a problematiche solo apparentemente disgiunte.

via Maqueda

Poi ci sono gli italiani in Tunisia, che lavorano o vivono per motivi specifici, situazioni sui generis, nel limbo della legalità, come quella in cui si trova quella parte di città tra la stazione e Piazza Vigliena.

Nonostante le potenzialità legate alla presenza di vicine strutture universitarie, chiese e opere d’arte di pregio. Metafora di una questione epocale che si specchia in un microcosmo. (Sergio Scialabba)

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L’incompresa: via Maqueda in cerca d’identità