
La Francia ha messo la questione della criminalità organizzata in cima alla lista dei problemi.
E’ certamente legato alle banlieues, ma la questione è continentale, se luoghi distanti come Marsiglia o Parigi e Palermo appaiono minacciati dalla stessa spiritualità tossica e dallo stesso metodo.
L’Esagono percepisce ormai le mafie di origine maghrebina come una minaccia non solo sociale, ma anche politica.
Spesso ambiscono a garantire il welfare dove l’intervento pubblico è carente e la fragilità accentuata, nel contesto di un allarme più ampio sul narcotraffico e sulla violenza urbana.
Il Parlamento ha dunque avviato l’iter di approvazione di una legge che introduce lo statut du repenti, modellato sul collaboratore di giustizia italiano, la Procura Nazionale contro la Criminalità Organizzata, il carcere duro per reati legati al narcotraffico e tecniche investigative rafforzate.
Le organizzazioni criminali radicate in Francia hanno da tempo perduto le caratteristiche del Grand Banditisme, gerarchico e nazionale, sebbene con collegamenti senza confini, e codici d’onore.
Oggi i clan sono terminali di traffici globali e Le Milieu, dedito al controllo rigido del territorio e alla cultura della mediazione, ha ceduto il posto a giovani fautori dello scontro diretto, talora ispirato dall’identità etnica o persino dalla religione.
In Italia fenomeni di riconversione del crimine evocano simili dinamiche sull’intero territorio nazionale. Nella capitale della Sicilia, un tempo capitale della mafia, via Maqueda è da quasi un decennio teatro di un inarrestabile degrado (spaccio, bivacchi e molestie).
Il 26 agosto l’ennesima rissa con protagonisti individui di origine tunisina armati di coltelli e cocci di bottiglia.
Alcuni hanno perso sangue dalle mani e dalle braccia e i turisti presenti sono fuggiti terrorizzati fino all’intervento dei Carabinieri.
L’8 giugno bande rivali si sono affrontate in piazza del Carmine, cuore pulsante di Ballarò.
Come se un virus fetido e maligno attraversasse l’intero continente senza incontrare ostacoli. (Sergio Scialabba)
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