
Nella leggendaria Provenza, meta di artisti, scrittori e viaggiatori, da sempre attratti da bellezze naturali e specificità culturali, la reputazione di Grasse (Grassa in occitano) quale capitale del profumo è, ancora oggi, intatta.
E, certamente, questa industria, talora giustapposta alla farmaceutica, parte importante del segmento del lusso, terreno di competizione tra Francia e Italia, associata in modo naturale al gioiello e alla manifattura di alta gamma, si lega alla bella cittadina dominata dalla cattedrale di Notre Dame du Puy.
La produzione di essenze naturali impegna oggi ben 70 aziende. Esse impiegano quasi 5.000 persone e utilizzano, annualmente, tonnellate di fiori, la gran parte coltivati in loco ma, anche, importati, come il celebre e raffinato pasciuli.
E, infatti, oltre che parte decisiva del paesaggio, sono fondamentali nella produzione delle essenze: la rosa di maggio, il gelsomino, la lavanda e la mimosa, determinanti per la creazione di profumi di alta qualità, oggi molto richiesti da una clientela sempre più esigente (profumi di nicchia).
Una combinazione unica di clima, suolo e competenze tradizionali dai tempi di Caterina de’ Medici, la quale introdusse l’industria dei profumi nella zona. In origine si trattò di una estensione dell’attività della concia. Ma la moda di profumare i guanti, introdotta nel XVI secolo, non poteva che lasciare una lunghissima scia. (Sergio Scialabba)
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Indossata non fa una piega (la gonna plissettata)
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