Comune “inquinato” si occuperà del Centro Direzionale della Regione

Palazzo delle Aquile

In un Consiglio Comunale inquinato dalle inchieste giudiziarie, in una città messa a dura prova dalle inefficienze, dall’ipocrisia e dall’opacità della sua classe dirigente, arriva, al tempo del coronavirus, l’antica questione del Centro Direzionale della Regione Siciliana.

La seconda commissione consiliare ha, infatti, deciso di chiedere l’audizione, con la massima urgenza e, comunque, entro questa settimana, del sindaco o suoi delegati, al fine di chiarire la posizione dell’amministrazione in merito alla grande e importante opera, la cui delibera risulta inserita all’ordine del giorno per essere sottoposta a voto in IV Commissione dell’Ars.

Una nota precisa che “l’urgenza è subordinata alla richiesta che la seconda commissione consiliare permanente sta predisponendo per essere a sua volta audìta in IV Commissione Ars, stante l’improvvisa accelerazione data dall’assemblea all’iter approvativo dell’opera“.

L’articolo 1 della legge 19 luglio 2019 n.13 collegato al ddl n. 476 esplicita la volontà della Regione di realizzare il centro e, tra le previsioni, include quella che il progetto approvato sia trasmesso a Sala delle Lapidi per l’adozione ai sensi dell’articolo 19 comma 2 del dpr 8 giugno 2001 n.327  che così recita: “l’approvazione del progetto, preliminare o definitivo da parte del Consiglio Comunale, costituisce adozione della variante allo strumento urbanistico”. 

l’articolo di un quotidiano che riporta la presentazione del progetto di Centro Direzionale della Regione Siciliana

Il complesso deve rispondere al più elevato standard di risparmio energetico, di bio-architettura e sostenibilità ambientale, allo scopo di migliorare il microclima interno, rendendolo autosufficiente, utilizzando impianti alimentati con fonti rinnovabili per la copertura del fabbisogno. C’è, poi, la deliberazione della giunta regionale di governo n.390 del primo novembre 2019 che individua la stazione appaltante.

Il centro direzionale dovrà essere capace di interagire con la città di Palermo, migliorandone la fruibilità e la vita, ma anche dovrà essere capace di rappresentare la Sicilia in Italia e nel mondo, così come hanno saputo fare nei secoli le sue più prestigiose architetture, i suoi centri abitati, i suoi paesaggi.

Si tratta, quindi, di una idea ambiziosa. Ma non nuova, perchè già nel 1997, presidente della Regione era il docente universitario Giuseppe Provenzano, si parlò di “un complesso edilizio nel quale trasferire gli uffici dell’amministrazione“.

La previsione era di “accorpare in un unico complesso assessorati e uffici che, per ora, sono dislocati in una vasta area del territorio della città, spesso il locali in affitto“. All’epoca la giunta regionale deliberà di acquistare il palazzo dell’Ente Minerario Siciliano. Si disse che, nell’area interessata, sarebbero dovuti sorgere centri espositivi e una chiesa, per rendere fruibile la struttura anche “dal venerdì alla domenica“.

Nella conferenza stampa convocata il 6 luglio 1997 a Palazzo d’Orleans, rispetto all’iter realizzativo, il funzionario regionale Francesco Paolo Busalacchi ricordò che l’ultima parola spetta, comunque, alla Regione, che approva i piani regolatori generali. (Sergio Scialabba)

 

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Opere grandi e dimenticate

 

 

 

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