Compag difende le produzioni nazionali (e plaude al governo)

ph Artem Bryzgalov on Unsplash

Le importanti turbative del mercato, che si registrano oramai in maniera costante da settimane con i prezzi dei cereali – in particolare del grano – in forte discesa, stanno suscitando una grande preoccupazione da parte degli agricoltori e degli stoccatori italiani.

Questi ultimi sono fortemente penalizzati da un mercato fermo, saturato dalle importazioni, con magazzini pieni di merce in prossimità dell’avvio dell’imminente campagna di raccolta del grano duro” afferma Fabio Manara, presidente di Compag, la federazione nazionale delle rivendite agrarie.

Il grano duro ha registrato negli ultimi mesi un notevole aumento delle importazioni, con circa 3 milioni di tonnellate importate nel 2023. Tali politiche di import hanno implicato una significativa discesa delle quotazioni del prodotto italiano e una mancata richiesta di prodotto da parte dell’industria di trasformazione, già soddisfatta dagli approvvigionamenti di prodotto estero.

I prezzi del prodotto italiano non sono competitivi rispetto a quelli del prodotto importato e ciò determina una scarsa marginalità per gli agricoltori, con un prezzo del grano duro che è sceso in media del 30 per cento rispetto a inizio campagna di commercializzazione.

Le importazioni, per quanto necessarie a soddisfare la richiesta dell’industria di trasformazione a fronte di una non autosufficienza nazionale, andrebbero gestite in maniera tale da non creare perturbazioni significative al mercato nazionale, soprattutto riguardo alle produzioni tipiche dell’agricoltura italiana.

Ci troviamo inoltre concordi in merito alla limitazione delle importazioni da Kiev – che nel 2023 ha aumentato le esportazioni di cereali verso i Paesi dell’Ue – approvata dall’Assemblea plenaria del Parlamento europeo. Quest’ultimo ha deciso di applicare il freno di emergenza su grano tenero, mais, orzo, avena e miele” continua Manara.

“Al superamento della media delle esportazioni destinate al mercato europeo nel biennio 2021 – 2023 scatterà il ripristino dei dazi ordinari che erano stati sospesi nel 2022 con l’inizio della guerra in Ucraina. Nell’attesa di un via libera della misura a seguito del trilogo, auspichiamo che vengano assunte quanto prima iniziative per tutelare il mercato europeo e dunque quello italiano, attualmente in fase di forte sofferenza”.

Si registra una vera e propria invasione di prodotto proveniente dalla Russia che transita attraverso il Mar Nero, che sta facendo crollare le quotazioni del grano, destabilizzando il mercato e favorendo le speculazioni.

Occorre fare un ulteriore passo regolando le importazioni dalla Russia che arrivano nel nostro territorio attraverso il Mar Nero” dichiara Manara “perché se l’obiettivo della Ue è quello di avere una maggiore produzione interna per limitare la dipendenza dalle importazioni, è necessario adottare misure che tutelino le produzioni europee”.

A livello nazionale, sta prendendo avvio il registro di carico e scarico dei cereali – il cosiddetto Granaio Italia – previsto dalla Legge 178/2020, strumento nato per il monitoraggio dei cereali con l’obiettivo di rilevare eventuali anomalie legate all’origine della materia prima, a tutela del consumatore e degli agricoltori italiani.

Siamo soddisfatti del confronto con l’On. La Pietra, Sottosegretario di Stato per il Ministero delle politiche agricole, della sovranità alimentare e delle foreste, che abbiamo incontrato in occasione della riunione convocata il 13 marzo scorso avente ad oggetto l’applicazione del registro di carico e scarico per il settore cerealicolo” conviene il presidente di Compag, considerando buone le intenzioni del Ministero e le modifiche finora prospettate e auspicando che, anche per i prossimi passaggi, venga mantenuto il confronto e la condivisione sull’avvio del registro telematico.

Compag condivide la necessità di attuare un monitoraggio delle produzioni cerealicole a livello nazionale, purché i dati possano essere fruibili da parte degli operatori obbligati alla tenuta del registro e, soprattutto, purché quest’ultimo non si traduca in un ulteriore carico burocratico e in un eccessivo appesantimento dell’operatività dei centri interessati dalla misura. (Redazione)

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