Codice Umano, performance La Fura dels Baus, chiude C.O.M.

Codice Umano, performance della compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus, a Carrara

Cosa accade all’essere umano quando i processi creativi e il pensiero vengono progressivamente affidati alle macchine?

Se l’intelligenza artificiale è in grado di generare immagini, opere e soluzioni innovative, quale spazio rimane all’esperienza, al gesto e alla sensibilità propriamente umani?

Sono queste le domande da cui prende avvio Codice Umano, la performance della compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus, in programma lunedì 29 giugno alle ore 21, nello spazio ex Ceramica Vaccari di Santo Stefano Magra (La Spezia).

Chiude il progetto COM.unità dell’arte diffusa, progetto di cui l’Accademia di Belle Arti di Carrara è capofila.

Questa location, uno dei più importanti opifici europei del Novecento, divenuto nel tempo anche luogo di sperimentazione e produzione artistica, farà da scenografia a un’esperienza performativa tra le più riconoscibili nel panorama internazionale.

Da oltre 40 anni, infatti, La Fura dels Baus ridefinisce i confini del teatro contemporaneo attraverso spettacoli immersivi e visionari, in cui performance, musica, tecnologia e il coinvolgimento del pubblico si fondono, dando vita a esperienze dal forte impatto emotivo e concettuale.

L’iniziativa, curata da Italo Grassi e Flavio Lazzeri, con l’organizzazione e il coordinamento di Fabiola Manfredi, è realizzata con il coinvolgimento attivo delle studentesse e degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, protagonisti della produzione nelle diverse componenti sceniche: scenografia, performance, recitazione, musica e video.

La performance rappresenta inoltre l’evento conclusivo di COM.UNITÀ DELL’ARTE DIFFUSA (sintetizzato con C.O.M., acronimo di City Open Museum), il progetto di arte diffusa (transmediale, multimodale, interattiva), guidato proprio dall’Accademia di Belle Arti di Carrara.

Il corpo, la macchina e la trasformazione dell’essere umano nell’era dell’Ia. Nel corso dell’ultimo secolo, il concetto stesso di creazione artistica ha subito una profonda trasformazione.

Con l’introduzione del ready-made, l’atto creativo si è gradualmente spostato dalla manualità alla dimensione concettuale, dal gesto manuale all’idea.

Oggi l’intelligenza artificiale segna una nuova soglia in questo percorso: non solo il gesto, ma persino il pensiero creativo stesso può sembrare delegato alle macchine.

Da questa riflessione nasce Codice Umano, un’esperienza teatrale immersiva che indaga il rapporto tra corpo, tecnologia e creatività, esplorando un momento storico in cui l’essere umano rischia di allontanarsi dal contatto diretto con la materia e con il processo del fare.

Per millenni, il confronto con le difficoltà, i limiti e le resistenze è stato una forza fondamentale nello sviluppo umano.

Nel creare oggetti, immagini e forme, gli esseri umani non si limitavano a produrre risultati, ma plasmavano se stessi. Il gesto creativo era anche un processo di trasformazione interiore.

Oggi, con la crescente delega di azioni e decisioni alle tecnologie intelligenti, emerge una domanda fondamentale: cosa accade all’essere umano quando i processi di creazione e di pensiero non vengono più vissuti direttamente?

Lo spettacolo accompagna il pubblico in un viaggio visivo attraverso le diverse fasi del rapporto tra esseri umani e tecnologia: dall’origine fisica del gesto creativo alla nascita della macchina come strumento, fino alla graduale delega – e alla possibile sostituzione – del pensiero umano da parte dei sistemi intelligenti.

Sul palcoscenico, il corpo umano diventa il luogo in cui si svolge questa trasformazione. All’inizio, il gesto è fisico, imperfetto e laborioso: un corpo che costruisce, modella e inventa.

A poco a poco, macchine, dispositivi e sistemi digitali entrano nello spazio, amplificando le capacità umane.

Quella che inizialmente appare come un’alleanza si trasforma lentamente in dipendenza.

La tecnologia non si impone con la forza, ma seduce attraverso l’efficienza, la velocità e la precisione. Gli esseri umani iniziano così a delegare prima il gesto, poi la decisione e, infine, la stessa immaginazione. Il corpo umano si trasforma gradualmente in un’interfaccia, un operatore all’interno di un sistema creativo che diventa sempre più autonomo.

Nel momento culminante della performance, l’intelligenza artificiale non appare più semplicemente come uno strumento, ma come un ambiente: una presenza pervasiva che organizza lo spazio, il suono, le immagini e il movimento.

Gli esseri umani non sono più il centro del processo creativo, ma solo uno degli elementi che lo compongono.

Lo spettacolo non mira a proporre una visione puramente apocalittica o tecnofobica.

Al contrario, invita il pubblico a riflettere su una trasformazione già in atto: la possibile perdita di quella che potremmo definire “conoscenza incarnata”, ovvero una forma di comprensione che emerge dall’esperienza diretta, dal gesto e dall’incontro tra il corpo e il mondo materiale.

Nel momento finale della performance, una domanda rimane aperta: se le macchine sono in grado di produrre immagini, opere e soluzioni creative, cosa rimane di esclusivamente umano?

Forse qualcosa di fragile, inefficiente e imperfetto, ma irriducibile: un gesto che non può essere programmato, un atto creativo che non nasce dall’ottimizzazione ma dall’esperienza vissuta.

In questo senso, Codice Umano non è solo una riflessione sulla tecnologia, ma sull’essenza stessa dell’essere umano: la capacità di trasformarsi attraverso l’atto creativo. (Redazione)

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