Città testimone di un doppio fallimento (dello Stato e della società civile)

il Politeama Garibaldi

(Sergio Scialabba) In piazza Giovanni Paolo II i mezzi dell’Amat, uno dietro l’altro, stazionano dove meglio gli pare. In una curva o sugli attraversamenti pedonali. Qualunque sia il problema organizzativo, finanziario o di altra natura che determini questo stato di cose esso è, comunque, inaccettabile. Senza contare che ciò provoca, favorisce, alimenta la formazione di assembramenti, con tutto ciò che questo comporta.

Ci sono città che diventano centri propulsivi di idee, cultura e imprese perchè quando cominciano ad attrarre energie positive non si fermano più. Qualità chiama qualità, competenza chiama competenza, giovani chiamano altri giovani. È la semplicissima teoria del circolo virtuoso. Palermo, invece, è il caos e il caos chiama caos. Ma gli assembramenti ci sono ovunque, oltre che presso molte fermate dei bus.

E, poi, i soliti cestini sempre colmi di rifiuti, strisce pedonali invisibili, mai un vigile per strada. L’uso di mascherine sembra irritare i dipendenti della Rap vedi Alla Rap si lavora senza mascherina l’azienda che dovrebbe occuparsi di tenere pulita la quinta città d’Italia.  A parte ogni altra considerazione, si tratta di una forma di rispetto nei confronti del prossimo, come salutare, dare la destra alle signore oppure chiedere “per favore”, “scusi”.

La capitale della Sicilia torna all’antico. Il virus ha fermato l’economia, il commercio, le scuole, l’università, gli ospedali.  Ma nulla ha potuto contro l’incuria, l’abbandono, la prepotenza, l’inciviltà, la maleducazione, il disprezzo delle regole, la mancanza di etica pubblica e di senso del dovere. Il disamore per la città è sempre quello.

Il Comune di Palermo è avvilito da inchieste giudiziarie che un’opinione pubblica anestetizzata ha già dimenticato. Sala delle Lapidi resta quell’orrendo postribolo che era, i consiglieri comunali poco più che “spicciafaccende” privi di occupazione, specializzati nel fare anticamera presso questo o quel potente, pronti ad ogni compromesso e disponibili ad ordire trame e coprire intrighi, se non peggio.

Il sindaco fa quello che può. Primo cittadino e forse unico, a questo punto, della capitale della Sicilia. A volte a forza di fare scelte elitarie si finisce in solitudine.

Palermo testimonia tragicamente ciò che viene consacrato da una gigantesca crisi politica, etica, religiosa, economica e del costume che è, anche, configurabile come “sacrificio”. Il fallimento dello Stato, inteso nell’accezione larga di “res publica”. E il fallimento della società civile: essa è il luogo ideale degli scambi che cerca, da sempre, nella città, la sua proiezione reale. Ciascuno nelle proprie faccende affaccendato ignora il proprio prossimo sia che si trovi a passeggio, alla guida di un mezzo pubblico o privato, dietro uno sportello. Adesso dicono tutti “ricostruire” ma come e, soprattutto, con chi?

 

 

 

 

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