Città abbandonata, profumeria svaligiata

via Lussemburgo

(Sergio Scialabba) Rifiuti, segnaletica orizzontale carente e, soprattutto, buio. La scarsa illuminazione richiede, a volte, solo manutenzione, neanche grandi cifre da spendere. Quando non si provvede, le conseguenze sono serie. Il buio incide sulla sicurezza di automobilisti, passanti e pedoni e sulla percezione che hanno costoro della propria sicurezza. Sapendo che c’è buio, molti camminano nel terrore di imbattersi in malintenzionati, di subire rapine o violenze. Di questo ci siamo occupati pochi giorni fa – leggi Via Trinacria: buio, sporcizia e insicurezza, una situazione evidentemente non isolata.

Nella notte tra venerdi e sabato, in via Lussemburgo (che non è così distante dalla zona di cui parlavamo) ladri hanno forzato uno degli accessi della profumeria Douglas e hanno svaligiato il negozio, portandosi via beni per quasi 20mila euro. Via Lussemburgo è una parallela di viale Strasburgo, strada che conserva l’anima commerciale, anche se, in larga parte, mortificata da scelte strategiche fatte dalle amministrazioni del recente passato e del presente ma, forse, anche da scelte non ancora fatte.

Anche via Lussemburgo è una bella strada ma abbandonata, dove si riscontrano problemi analoghi a quelli di via Trinacria e di tanti altri quartieri e vie della città che, ormai, non distingue più la zona bene da quella cosiddetta periferica. Si stanno progressivamente riducendo i vantaggi del “pensare globale” e dell’amministrare in modo conforme a questa visione. Questo riguarda tutto, a cominciare dalla scelta degli interlocutori in grado di investire economicamente sulla città. 

una veduta di Palazzo delle Aquile

L’attenuata percezione del locale e del prossimo (in tutti i sensi) restituisce una bassa qualità urbana. Il cittadino ha le sue colpe, ma le manutenzioni può farle solo chi governa ed è pagato per farlo. Casi singoli sono sintomatici di come regni l’assoluta mancanza di attenzione e di rispetto per il cittadino. Era stato infatti segnalato che via Lussemburgo è una strada buia e, a tratti, pericolosa. I servizi hanno una ricaduta diretta sul commercio, sul turismo, sulla vita notturna. I territori funzionano come sistemi: se c’è un punto critico da qualche parte, gli effetti si riverberano su tutti gli altri punti e sul territorio nel suo complesso.

Nel frattempo, in quel microcosmo che era stato presentato – negli anni Novanta del secolo scorso – come la “terra promessa” dove sarebbero dovuti rinascere cultura, spirito civico e vitalità commerciale, ovvero il centro storico, i guasti stanno annichilendo quei barlumi di iniziativa prodotti da allora ad oggi, al punto che qualcuno sostiene che possa, ormai, essere individuato e archiviato come un esperimento fallito. 

Insomma, negli squilibri tra pezzi di città che muoiono e altri pezzi che vivono troppo e male, sembra evidente esserci una totale assenza di strategie, una idea anche approssimativa, financo romantica, di città. Un’assenza che è figlia di modelli legati al passato che non valgono più per il presente, ai quali non crede più nessuno, che non sono sostenuti dal consenso né delle élite cittadine né del popolo. Ecco perchè, se la città non riesce più a guardare all’Europa, il vecchio continente la cui cifra identitaria è proprio nelle città come luoghi di confronto e di maturazione della società civile, appare goffo e paradossale proclamare possibilità di crescita guardando all’Africa. È, certamente, un punto di forza la posizione geografica di Palermo e l’Africa può essere  una carta in più da giocare. Ma promuoverla a nuovo interlocutore perchè non si riescono più a reggere gli standard minimi di efficienza e di civiltà europei è ridicolo. Occorre, invece, uno sforzo sia individuale che collettivo, prima che sia troppo tardi.

 

 

 

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