Ciao, Vincino (di Carmela Corso)

Si è spento Vincino

di Carmela Corso

Si è spento ieri, all’età di settandue anni, dopo una lunga malattia, Vincino, al secolo Vincenzo Gallo, il vignettista satirico palermitano, storica firma del Foglio. Nato a Palermo nel 1946, è stato uno dei più grandi satiri italiani, di quelli difficili da etichettare. Provocatorio, schietto, dissacrante, poliedrico, una voce fuori dal coro, si definiva un “vignettista dai facili costumi” per via, forse, dei suoi “affairs” con Il Male –  che aveva fondato con Pino Zac nel 1978 e di cui sarà direttore per quattro anni fino alla chiusura del 1982 – il Corriere della Sera, Cuore e Foglio attraverso cui, con le sue vignette, ha inventato un modo tutto personale di fare militanza, sfruttando il suo estro artistico, per denunciare, con sprezzante umorismo e canzonatoria ironia, vizi, contraddizioni e ipocrisie del nostro tempo. Cinquant’anni di storia di giornalismo scritti a matita sui fogli bianchi: «Il disegno –  diceva – è la felicità, il più bello strumento del mondo».

uno stile inconfondibile quello del vignettista palermitano

Una storia d’amore, quella tra Vincino e la satira, nato presto. Dai primi disegni per Il Missile, giornalino scolastico realizzato da alcune insegnanti amiche della madre, alla collaborazione col giornale L’Ora di Palermo, in cui approdò appena ventenne, passando per Lotta Continua (dove rimase fino al 1978 e per cui fondò e curò l’inserto L’avventurista) e Il Male in cui con toni irridenti e burleschi si prendeva gioco delle altisonanti testate nazionali riproducendo false pagine dei quotidiani. Conclusa la parentesi romana al fianco, tra gli altri, di Angese, Jacopo Fo e Vauro Senesi, iniziò la collaborazione con Il Clandestino, supplemento dell’Espresso, Cuore, inserto dell’Unità, Linus, e Corriere della Sera, attraverso cui si diverti a destabilizzare l’opinione pubblica, annunciando la cancellazione dei mondiali o utilizzando lanci d’agenzia fasulli. Un anarchico vero, una valvola impazzita, di quelli che non guardano in faccia nessuno che, proprio per la mancanza di falsi legami e vincoli idealistici, poteva permettersi di lavorare con chiunque e al quale si concedeva tutto (o quasi). 

In occasione del suo settantesimo compleanno, quasi in una summa del proprio vissuto, aveva scritto: «Mi sono molto diveritto e sono stato bene ovunque. Non ho rimpianti, al massimo, con sforzo, qualche temperata nostalgia»

Commosso e scanzonato il saluto di coloro che lo hanno conosciuto e lavorato con lui: «É stato  la nostra speranza, il nostro specchio, la nostra risorsa d’acqua e di alcol e di fumo», scrivono i colleghi del Foglio nel lungo editoriale a lui dedicato ed, ancora: «Hai disegnato i grandi mostri della politica italiana … e mi hai lasciato solo con i mostriciattoli!», dice Vauro, amico e collega, in una vignetta; «Ci mancherà la sua dissacrante ironia, la sua capacità di fare editoriali politici con un disegno appena abbozzato, il suo impegno di uomo libero. Ci mancherai Vincino», il messaggio twitter dell’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

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