Che significa la presenza di ratti in città?

un ratto morto in via Marchese di Villabianca ritratto il 5 gennaio 2020

La presenza di ratti in città suscita non poche riflessioni. Sono ovunque, vivi e morti, come quello ritratto sotto il marciapiede di via Marchese di Villabianca angolo via Generale Arimondi. I roditori sono coinvolti nella trasmissione di svariati virus e, in molti casi, sono il serbatoio epidemiologico che causa malattie. Il contagio avviene in molti modi, attraverso altri animali, zecche e insetti  o con gli escrementi del ratto stesso a contatto con parti ferite del corpo umano.

In ogni caso, è bene che ratti in giro non ce ne siano e l’unico modo per contrastare la diffusione di malattie è garantire l’igiene, dargli la caccia e farli sparire.

Il sindaco è autorità sanitaria locale, si tratta di uno dei suoi poteri più noti, che lo autorizza a decidere perentoriamente quando si verifichino situazioni di emergenza. Ma questo potere ha radici lontane che hanno a che fare con la tradizione di amministrazione civica di cui l’Italia ha sempre potuto vantarsi. 

Tradizione che è auspicabile  non venga interrotta. Parliamo della straordinaria civilizzazione – durata secoli –  che vide le città del Centro-nord trasformarsi in fucine culturali, luoghi dove sperimentare nuovi modelli di organizzazione sociale, lanciare idee progressiste, salvaguardare tradizione e gusto del bello.

L’Italia settentrionale – racconta lo storico Carlo M. Cipolla nel saggio ‘Miasmi e umori’ –  si dette tra il 1348 e il 1700  una struttura d’avanguardia in Europa nel settore della prevenzione sanitaria e della igiene pubblica con la istituzione nelle maggiori città di uffici o meglio magistrature di sanità“.

Le ragioni di questo forte impulso erano dovute alla peste e al terrore che suscitava, dal modo in cui si propagava e dalle conseguenze sociali che essa comportava (la paura del contagio alimentava una diffidenza tale da frantumare i legami sociali ndr) ma, prosegue Cipolla “la trasformazione degli uffici di sanità da istituzioni temporanee in istituzioni permanenti non fu operazione meramente burocratico-amministrativa: al contrario rifletteva il critico e ponderoso passaggio dal primitivo e semplice stadio del tappabuco al ben più maturo ed intelligente stadio dell’azione preventiva“.

Questa attività, che non ebbe riscontro all’infuori dell’Italia Centro-settentrionale, ancora oggi resta un modello di buona amministrazione ineguagliato. Nel tempo si sono sviluppati sistemi diversi per intervenire in questo delicato aspetto della vita comunitaria. L’Europa rappresenta una pregevole sintesi.

La sensazione che nella capitale della Sicilia (ma anche altrove ndr) siamo tornati  proprio allo stadio primitivo di affrontare i problemi di cui parla lo studioso del fenomeno. Non è esagerato sostenere che proprio l’igiene urbana possa essere il punto di partenza di un modo saggio e lungimirante di amministrare. Se si vuole recuperare il tempo perduto. (Sergio Scialabba)

 

 

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