C’era una volta il cinema Umbria

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La sua attività iniziò intorno al 1930, al civico 46 di viale Umbria. Si trattava di un cinema popolare, coevo alla seconda grande fase di espansione delle sale fuori del centro storico di Milano.

Nei primi anni gli spettacoli al Cinema Umbria furono pubblicizzati con manifesti tipografici nella zona per iniziare ad apparire sulle pagine degli spettacoli dei quotidiani milanesi più tardi.

Negli anni 50 del secolo scorso la programmazione era rivolta al pubblico del quartiere: lo prova l’assenza di tamburini sui quotidiani. La gestione era verosimilmente familiare o, comunque, estranea ai circuiti cittadini, riconducibili al modello società di gestione di più sale o attraverso sinergie.

Nel 1965 riprese l’attività: ora la sala vantava 1100 posti, era dotata di platea e galleria. Sotto il nome di Cinema America venne classificata tra le seconde visioni. Il richiamo alle stelle e strisce consentì di essere la prima nell’elenco delle seconde visioni sui giornali e di partecipare alla competizione tra i locali cittadini.

In viale Umbria, dove prima c’era un cinema, oggi gravitano centri culturali sotto le insegne delle grandi firme della moda, che ricordano come Milano sia sempre (e brillantemente) permeabile ai cambiamenti

L’ingresso si spostò al civico numero 2 di via Tito Livio, una strada adiacente. Nel primo anno di attività la programmazione era agganciata ai cinema Arcobaleno, Roma, Splendor e Zenit. Sul finire del 1966 l’America cambiò col circuito Augusteo, Cielo, Eden e Orfeo e perse il primato delle seconde visioni, a vantaggio dell’Ambrosiano.

Nel 1969 l’abbinamento della programmazione dell’America cambiò ancora, legandosi a Cielo, Orfeo, Poliziano e Vox. Nei primi anni 70 la sala fu promossa tra i proseguimenti di prima visione per, poi, tornare cinema di zona, precisamente Zona Romana, finire inghiottita nella crisi dei primi anni 80 e chiudere nell’estate del 1984.

Al posto di questo cinema, che sembra raccontare Milano (e quindi l’Italia) lungo un secolo, oggi c’è un albergo. Nell’area gravitano negozi e centri commerciali, studi professionali, nonchè headquarters di grandi designer in quella che, proprio nel secolo scorso, è diventata (anche) una capitale mondiale della moda.

Inoltre, grandi spazi di archeologia industriale sono ora destinati a esposizioni ed eventi, come nel caso di Spazio Avirex Tertulliano e Fondazione Prada. Ma, anche in questo caso, il richiamo alla moda evoca i grandi cambiamenti nel tempo intervenuti, al quali Milano si dimostra sempre particolarmente (e brillantemente) permeabile. (Redazione)

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