C’è un canyon, non lo sapevi?

un canyon nel parco delle Madonie

Nel cuore del Parco delle Madonie, incorniciate da una vegetazione fitta e silenziosa, si trovano, quasi a volersi nascondere dall’occhio indiscreto dell’uomo, le Gole di Tiberio, dal nome della contrada ex feudo dei Ventimiglia: un piccolo angolo di mondo, paradiso naturale di biodiversità. Conosciute anche come il “Canyon di Sicilia”, le gole, situate nel fiume Pollina tra i Comuni di San Mauro Castelverde e Castelbuono, dominano un territorio oggi quasi disabitato, caratterizzato da una flora selvaggia, cascate, fossili e meravigliosi giochi di luce che si materializzano su specchi d’acqua verde smeraldo.

un percorso naturalistico

Maestose e riservate le gole si estendono per 450m, in una prima parte caratterizzate da grotte, per aprirsi poi, abbracciato dalle specie arboree tipiche della macchia mediterranea, come oleandri, giunchi e tamerici, e da imponenti rocce calcaree in cui sono incastonati anfibi e granchi, habitat ideale per numerose specie di uccelli rupestri che nidificano tra gli anfratti delle pareti scoscese, in uno splendido lago. Un paesaggio di straordinaria bellezza inserito, dal 2001, per la sua rilevanza e interesse scientifico, come parte dell’European Geoparks Network e, dal 2004, dall’UNESCO all’interno del Global Geoparks Network – la più grande rete di geoparchi nel mondo (attualmente ventisei), ricosciuti per il loro valore culturale, etno-antropologico e storico – visitabile in condizioni ottimali nel periodo estivo con piccoli canotti a remi o anche a nuoto. In inverno, infatti, il livello delle acque può raggiungere anche i quindici metri di altezza impedendo, di fatto, la percorribilità del canyon fluvio – carsico.

tra Castelbuono e San Mauro Castelverde

Come tutti i luoghi in cui la natura sovrasta e domina l’uomo, anche le Gole di Tiberio sono custodi di misteri e leggende, tramandate per secoli dalla tradizione orale, come quella d’U Mostru, una spaventosa creatura preistorica a guardia delle gole, imprigionato nella roccia dagli spiriti del luogo: un mostro dall’aspetto orrendo, con una grande bocca spalancata e gli occhi deformati che, ancora oggi, incute ai vistatori rispetto per i luoghi circostanti; o quella d’U Miricu, un inghiottitoio sotterraneo lungo 10km che collegava le gole con il Mar Tirreno chiamata miricu (ombellico) per una sorta di cordone sotterraneo e misterioso che si estende fino a scomparire del tutto confluendo nel mare in cui, si racconta, di persone scomparse e mai ritrovate, di animali inghiottiti e vortici d’acqua; o, ancora, la leggenda della truatura che parla di una grotta, utilizzata dai malandrini maurini come nascondiglio, e alla quale era possibile accedervi solo da un passaggio segreto, al cui interno si trova il “tesoro dei briganti”, moete d’oro, preziosi e utensili di valore accomulati durante varie scorribande, legato all’incantesimo da truatura, lanciato dal capo dei briganti.

Una curiosità legata a questo luogo è la presenza, a due passi dalle gole, di un’opera post-concettuale dell’artista americano Robert Pruitt realizzata nel 2007 nell’ambito de “Le vie dell’arte”, un progetto indetto nel 2004 per la promozione e la valorizzazione del territorio madonita –  una tabella illustrativa che incita ad “aggiungere natura alla natura”, successivamente convertita in un’area nudisti.

Ad accompagnare i visitatori, provenienti da tutto il mondo, e raccontare loro la storia del luogo, sono i ragazzi dell’Associaizone Madonie Outdoor attraverso escursioni in gommone e percorsi di trekking e nordic walking svolti in tutta l’area accessibili anche a persone con ridotta capacità motoria. «Dal 2011 – riferisce Giovanni Nicolosi, guida Aigae e rafting e presidente di Madonie Outdoor – gestiamo il sito ponendo l’accento all’inclusività e ad un turismo accessibile, grazie anche all’ausilio di Joëlette, speciali carrozzine da montagna, in tutta l’area intorno alle gole e lungo la via Francigena, e a percorsi naturalistici che raccontano flora e fauna delle Mdonie anche in lingua braille». Lungo il tratto è anche presenza un’area attreazzata, inaugurata nel 2014, con oltre 100 posti a sedere relativi servizi igienici.

Parte integrante di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, all’interno del progetto Madonie Landscapes, realizzato dal Museo Civico di Castelbuono, in collaborazione con l’Ente Parco delle Madonie e i Comuni di Bompietro, Caltavuturo, Castelbuono, Castellana Sicula, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina e San Mauro Castelverde, l’area è al centro di un format che punta alla valorizzazione e al riposizionamento di uno dei patrimoni materiali e immateriali tra i più ricchi d’Italia, come meta d’interesse in un circuito turistico e culturale internazionale, attraverso un’esperienza di turismo esperienziale che fonde itinerari naturalistici, artistici e religiosi.

Le Gole sono raggiungibili dalla A20 Palermo-Messina, uscendo a Castelbuono-Pollina e proseguendo lungo la SS113 in direzione Messina. A circa 2km da Finale di Pollina, lungo la SP52 per San Mauro Castelverde. Al bivio Borrello in direzione SP60 per Gangi e dopo circa 1 km sulla destra per il carrozzabile che porta ad un piccolo borgo. Al primo bivio a piedi sulla sinistra, verso il sentiero che, attraverso 400 scalini, conduce nel greto del Fiume Pollina, quasi all’imbocco del canyon. (Carmela Corso)

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