Beirut, Wojtyła e il bisogno di una nuova unità (di Sergio Scialabba)

Proprio in una stagione di nuove divisioni l'eredità di Wojtyla torna attuale non solo in Europa ma ovunque serva la presenza di Cristo come a Beirut
la lapide che ricorda la visita di Giovanni Paolo II a Palermo

 

di Sergio Scialabba

 

Le parole dell’Occidente hanno bisogno delle parole dell’Oriente, perchè la parola di Dio manifesti sempre meglio le sue insondabili ricchezze” si legge nella lettera apostolica Orientale Lumen scritta per rimarcare il valore delle Chiese cattoliche d’Oriente il 2 maggio 1995 da Papa Giovanni Paolo II di cui oggi, per molte ragioni, si rimpiange la santità.

La condizione in cui versa Beirut dopo 220 morti, una catastrofe, il sostanziale silenzio su quanto avvenuto e una gravissima crisi politica rimandano a questa relazione.  Tante piccole e grandi situazioni critiche ci sono nel mondo e non tutte si manifestano in modo così eclatante e violento, ma la crudeltà del destino vuole che tutto avvenga nella piccola e meravigliosa striscia di terra dove è nata la civiltà.

La capitale del Libano – la città che non ha mai pace – viene accostata a New York, capitale del mondo, la città che non dorme mai. Ma Beirut è anche legata a Palermo dalle comuni origini fenicie e la capitale della Sicilia è nota come la “città irredimibile” secondo la definizione di Leonardo Sciascia, quella che non cambia mai.

Dopo un fatto che non ha precedenti in 40 anni a Beirut sembrano mancare proprio Cristo e la Chiesa Cattolica che ha voluto richiamare e tenere con se i fratelli d’Oriente nella dignità dei propri riti e della propria visione riconoscendo la comune spiritualità, perchè lo spirito del cristiano è nella ricerca dell’unità e non nella omologazione.

Il Papa polacco diceva che “Il cristiano orientale ha un proprio modo di sentire e comprendere e, quindi, anche un modo originale di vivere il proprio rapporto col Salvatore. Non possiamo che ringraziare Dio con profonda commozione per la mirabile varietà con cui ha consentito di comporre con tessere diverse un mosaico così ricco e complesso“.

Correttamente definita una città del Vicino Oriente in Europa, Palermo vive – forse in modo diverso – la stessa tensione di Beirut. Se essa si manifesta nel modo che vediamo, non diversamente la vive una città collocata geograficamente in Europa che, per così dire, la interiorizza. Ma ci sono – nell’un caso come nell’altro – una grandissima ricchezza che nasce dalla diversità e una volontà di convivere (oltre che di vivere).

Se la pandemia ha messo in crisi la globalizzazione, non potrà che essere una nuova globalizzazione della cultura e della politica a riprendere un discorso interrotto. L’Europa può essere nuovamente un punto di riferimento e le sue eredità più importanti sono i valori cristiani e civici.

Questo Wojtyla seppe valorizzare, quando il mondo cessava di essere diviso in due. E, proprio in una stagione di nuove divisioni, l’eredità di Wojtyla torna attuale. Non solo nell’Europa cristiana ma ovunque serva la presenza di Cristo. 

 

 

 

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