Barbieri e parrucchieri molto danneggiati dal governo

ph Alex Mihai on Unsplash

(Sergio Scialabba) Non si può fare a meno di radersi e farsi tagliare i capelli, almeno ogni tanto. Salvo non si sia completamente calvi e si voglia fare crescere la barba a vita. Anche chi non sopporta il rasoio deve, comunque, curarla e, spesso, può farlo solo il barbiere. C’è chi li vuole corti e chi, invece, pentito, li porta più lunghi. Ma tutti soffrono non potersi recare dall’artigiano di fiducia a farsi dare una sistemata. Che è anche un momento di relax.

Persino il Presidente della Repubblica è stato franco e si è lamentato con il suo addetto stampa durante un fuori-onda chiamandolo per nome: Giovanni. La questione non è solo di look ma, anche, di igiene e salute. I capelli corti, per esempio, trattengono meno l’inquinamento e tagliarli li irrobustisce. La questione si estende ai parrucchieri per donna, ai centri estetici, in quella terra di mezzo tra estetica, cura della persona e medicina alternativa.

Le misure di contenimento sembra non abbiano tenuto debitamente conto di specificità peculiari di alcune attività. Tanto più che, tenendo chiusi i saloni di barberia, in tanti stanno esercitando abusivamente, operando a domicilio senza che nessuno sia in grado di fare un minimo controllo del rispetto delle norme di sicurezza.

La legge impone a queste attività di attenersi a regole che, come in tutti i settori, alcuni rispettano in modo preciso altri meno e che, certamente, subiranno una revisione dopo la crisi epidemiologica in atto. In questo modo si danneggia, soprattutto, chi le ha sempre rispettate, destinando agli adeguamenti parte degli introiti. Coloro che si sarebbero adeguati subito a nuovi criteri stanno chiusi e chi non rispetta le regole lavora (in barba ai divieti).

 

 

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