Azione contro la Fame a Dubai

ph Daniel Sonica on Unsplash

In occasione della Conferenza mondiale sul clima che si terrà  dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 a Dubai, Azione contro la Fame chiede alla comunità  internazionale un’azione finalmente coerente sul clima e una trasformazione sostenibile del sistema alimentare globale.

“La crisi climatica è anche una crisi umanitaria, perchè mette a rischio la vita di persone che già  vivono in condizioni estreme. Non possiamo perdere altro tempo” dichiara Simone Garroni, direttore di Azione contro la Fame.

E aggiunge: “Accogliamo con favore le dichiarazioni secondo le quali il Governo italiano è determinato ad assumere un ruolo di primo piano nei negoziati che si apriranno domani a Dubai, dando il proprio sostegno ai Paesi del Sud del mondo. Ci auguriamo che tali dichiarazioni si traducano in azioni concrete ed urgenti, in grado di invertire la rotta di una crisi climatica che per molti ha già assunto le dimensioni di una catastrofe umanitaria”.

Nelle scorse settimane, in preparazione alla Cop28, Azione contro la Fame ha rivolto un appello al governo italiano, affinchè si impegni a promuovere:

Finanziamenti per il clima accessibili dalle comunità colpite;

Una transizione verso sistemi agroalimentari sostenibili;

L’accesso ad acqua sicura e a servizi igienico sanitari resilienti ai cambiamenti climatici.

La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato le persone che hanno contribuito meno alle emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale.

Spesso sono le comunità  più povere ad essere maggiormente colpite dagli impatti mortali dei cambiamenti climatici.

Le loro richieste di sostegno per salvare le loro vite e i loro mezzi di sussistenza e per adattarsi ai cambiamenti climatici sono rimaste in gran parte inascoltate.

I Paesi del Nord globale, che sono i principali responsabili della crisi climatica, devono essere all’altezza della loro responsabilità  storica e mantenere i loro impegni di aiutare le popolazioni più colpite dalla crisi.

La crisi climatica è una crisi alimentare. Per molte persone, soprattutto nel Sud globale, la crisi climatica è, prima di tutto, una crisi alimentare: ondate di calore, siccità e inondazioni stanno aumentando e distruggono campi, coltivazioni e fonti d’acqua.

Oggi 735 milioni di persone nel mondo soffrono già la fame. Un clima più caldo e mutevole significa che, entro il 2050, fino a 80 milioni di persone in meno avranno cibo in tavola, soprattutto nei luoghi in cui i conflitti, l’instabilità economica e i ricorrenti eventi meteorologici estremi stanno distruggendo i mezzi di sussistenza delle persone.

La Cop28 è un momento cruciale per i responsabili della crisi climatica: i governi dei Paesi industrializzati devono impegnarsi in un’azione climatica coerente, nell’eliminazione rapida ed equa di tutti i combustibili fossili e in riduzioni significative delle emissioni in tutti i settori dell’economia. Inoltre, devono finalmente mantenere la promessa di fornire finanziamenti per il clima pari a 100 miliardi di dollari all’anno.

Nell’implementazione del nuovo Fondo per le perdite e i danni (Loss & Damage), deve essere posta estrema attenzione nel garantire che questo strumento di finanziamento sia basato sui diritti umani universali e che consenta l’accesso diretto da parte delle comunità  colpite.

La nostra produzione alimentare contribuisce in modo massiccio alla crisi climatica: i sistemi alimentari globali sono attualmente responsabili di un terzo delle emissioni di gas serra.

Eppure, esistono alternative sostenibili: approcci come l’agroecologia e la sovranità alimentare – ovvero il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, e di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo – offrono un modo per conciliare la resilienza delle comunità con la sostenibilità e la giustizia sociale, attraverso una produzione diversificata, locale e biologica.

Garantire il diritto a tutte le persone di accedere ad acqua pulita e a servizi igienico sanitari resilienti a eventi climatici estremi, fondamentali per la salute e la sicurezza alimentare, soprattutto delle comunità  più colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici.

E’ necessario rendere disponibili finanziamenti mirati per sostenere i Paesi più fragili, oltre a portare il legame tra acqua sicura e cambiamenti climatici al centro dei negoziati internazionali. (Redazione)

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