Aumentano i rischi nel passaggio generazionale dell’impresa

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Proprio in questo delicato momento per l’economia mondiale, quando le già rischiose fasi di cambiamento diventano ancora più rischiose, il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Il patto di famiglia e il passaggio generazionale dell’impresa”.

Questa transizione rappresenta un momento importante per l’impresa, perché se non impostato nei tempi giusti ne può compromettere il patrimonio economico e sociale. Ne sono prova le complesse questioni che possono sorgere in un paese come l’Italia, per lungo tempo contrassegnato da un capitalismo con caratteristiche peculiari, ovvero pochi grandi gruppi familiari e meccanismi di tipi dinastico.

Il tema è tornato di grande attualità per la categoria che svolge un ruolo fondamentale in quanto il commercialista è consulente e persona di fiducia del nucleo familiare. 

Si tratta di un ruolo complesso che comporta il diretto contatto con l’imprenditore e la sua famiglia e che privilegia, oltre alle competenze aziendali e tributarie del professionista, la sua vocazione alla mediazione. Sarà di estrema importanza, infatti, gestire il passaggio generazionale in modo da conservare inalterata la fiducia dei finanziatori e dei fornitori dell’impresa, tentando al contempo di evitare possibili controversie tra futuri eredi. 

Il documento è diviso in sei sezioni.  Nell’introduzione si analizzano le specifiche esigenze familiari, la necessaria tutela dei rapporti consolidati con banche e fornitori e la valutazione dell’opportunità di un periodo di affiancamento nella governance aziendale oltre al ruolo del consulente. Poi si passa ad un approfondimento dei profili civilistici, in particolare dell’istituto del patto di famiglia, la sua impugnazione, lo scioglimento del contratto e la conciliazione e la risoluzione delle controversie. Spazio poi ai profili valutativi e ai profili fiscali.  

Il ruolo del commercialista è fondamentale per l’individuazione degli strumenti che consentono di raggiungere una più efficace e meno onerosa tutela del patrimonio e ciò in un’ottica sia conservativa che trasmissiva.  A questo fine è opportuna non solo un’approfondita conoscenza tecnica degli strumenti esistenti, ma anche una particolare attenzione alle specifiche esigenze familiari, tenuto conto di tutti gli elementi, non solo patrimoniali ma anche personali. Nella valutazione complessiva, inoltre, un ruolo non secondario deve essere riservato ad una adeguata comparazione fra il diverso costo fiscale e gestionale che può comportare l’operazione, in funzione dello strumento prescelto.

Si passa poi ad un confronto tra i vari istituti e un focus sui ruoli dell’imprenditore, del commercialista e del legislatore. Conclude un approfondimento  sugli aspetti che richiedono urgenti interventi normativi. Nell’ambito del suo auspicabile intervento chiarificatore, il principio informatore del legislatore dovrebbe partire dalla considerazione che l’azienda vada salvaguardata come entità portatrice di ricchezza, non solo per i suoi proprietari, ma anche per tutti i portatori di interesse che la circondano. (Redazione)

 

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