
La stragrande maggioranza degli italiani (85 per cento) conosce Andrea Camilleri.
L’autore siciliano deve la sua popolarità principalmente alle serie tv e ai film (62 per cento), seguono poi le sue opere (40 per cento).
Di fronte alla possibilità di citare spontaneamente un autore dialettale, gli italiani menzionano Andrea Camilleri (12 per cento). Subito dopo e subito prima, 2 autori del Novecento: Trilussa (20 per cento) ed Eduardo de Filippo (11 per cento).
Sono queste alcune delle principali evidenze de Gli italiani e il dialetto nel centenario di Camilleri, la ricerca di Audible commissionata a Excellera Intelligence, società di data intelligence parte di Excellera Advisory Group e condotta su un campione di 1.200 intervistati
(Excellera Intelligence ha condotto le interviste online su un campione rappresentativo della popolazione italiana costituito da residenti maggiorenni in Italia e selezionato stratificando per genere, classi di età, macroarea, condizione lavorativa e titolo di studio).
Dopo la messa a catalogo di 30 audiolibri camilleriani in esclusiva; la Maratona d’ascolto organizzata al Salone del libro di Torino con Donatella Finocchiaro, Ninni Bruschetta e Massimo Venturiello, oltre che dalla nipote e attrice Alessandra Mortelliti; e la campagna di comunicazione dedicata, Audible continua a celebrare il grande autore siciliano.
Lo strumento è un’indagine sulla lingua camilleriana, sulla potenzialità degli audiolibri nella comprensione del dialetto e sul valore identitario di quest’ultimo in Italia.
La riscoperta del dialetto e la valorizzazione della cultura regionale passano, infatti, anche dagli audiolibri: lo sostiene l’86 per cento del campione.
Non solo: il 64 per cento afferma che l’audiolibro può essere un valido alleato anche per comprendere meglio testi con contenuti dialettali.
Sebbene l’utilizzo di strumenti digitali (16 per cento) e di audiolibri (9 per cento) per riscoprire il dialetto sia oggi limitato, l’interesse degli italiani verso queste modalità è molto più ampio: circa 2 italiani su 3 si dichiarano favorevoli a sperimentare.
L’attenzione si concentra, soprattutto, sull’ascolto di racconti, fiabe, poesie e romanzi in dialetto, che incuriosiscono circa 6 italiani su 10.
Gli italiani intervistati sembrano non avere dubbi: il dialetto è un caposaldo della cultura italiana (89 per cento) e ha il potenziale per rappresentare un ponte tra le generazioni (79 per cento).
Sebbene solo una minoranza del campione lo ritenga superato (15 per cento), quasi la metà (46 per cento) percepisce che sia parlato solo dagli anziani.
Gli italiani concordano con Camilleri per il quale il dialetto è la lingua “del cuore”, ossia “la lingua degli affetti, un fatto confidenziale, intimo, familiare” (La lingua batte dove il dente duole, Tullio de Mauro, Andrea Camilleri p.5 – Editori Laterza).
Per il campione intervistato, infatti, l’utilizzo del dialetto avviene in contesti di familiarità e informalità, e quando si vuole far ricorso ad una maggiore capacità emotiva ed espressiva.
2 italiani su 3 utilizzano il dialetto in momenti legati alla famiglia (55 per cento) e agli amici (49 per cento). Per dar voce a espressioni divertenti, che non sembrano avere un corrispettivo nell’italiano standard (42 per cento) o per esprimere emozioni forti (34 per cento).
Nonostante il valore emotivo ed espressivo apertamente riconosciuto dalla maggior parte del campione, la fruizione del dialetto appare limitata: solo il 3-4 per cento del campione fruisce regolarmente di contenuti in dialetto.
Rispetto alla fruizione occasionale, per la lettura siamo fermi al 19 per cento, per la visione saliamo al 33 per cento.
Per quale motivo gli italiani non lo usano?
Principalmente la mancata conoscenza e, dunque, l’insicurezza nell’uso, che porta in generale a preferire l’italiano.
L’altro aspetto è legato alla percezione di non sentirsi rappresentati culturalmente, collegato all’assenza di interlocutori nella propria cerchia di amici o familiari.
Sono probabilmente queste le ragioni per cui il 67 per cento del campione afferma che il dialetto andrebbe recuperato nelle conversazioni quotidiane e il 54 per cento sarebbe favorevole al suo insegnamento nelle scuole.
Tra gli italiani la conoscenza del dialetto della propria zona di nascita è più diffusa rispetto a quella dell’inglese: si autovalutano con un voto medio nazionale del 6,3 del dialetto contro il 5,6 dell’inglese.
Mentre i più giovani sono più vicini all’inglese (6.9 dell’inglese contro 5.9 del dialetto), con l’età aumenta la confidenza col dialetto (4.6 dell’inglese contro 6.7 del dialetto).
Geograficamente, l’unica eccezione è il Nord Ovest: la conoscenza del dialetto si ferma a 5,5 contro quella dell’inglese a 5,8. Nord Est, Centro (5,6 contro 6,3), Sud e Isole (5,5 contro 7) ribaltano il paradigma.
Nella top 5 dei dialetti più apprezzati dagli italiani ci sono il romano (39 per cento), il napoletano (38 per cento), i dialetti toscani (31 per cento), il siciliano (24 per cento) e il romagnolo (22 per cento).
TOP 5 DEGLI AUDIOLIBRI DI ANDREA CAMILLERI IN ESCLUSIVA PIÙ ASCOLTATI SU AUDIBLE.IT:
1. Morte in mare aperto – e altre indagini del giovane Montalbano, letto da Massimo Venturiello
2. La gita a Tindari, letto da Massimo Venturiello
3. Il giudice Surra, letto da Donatella Finocchiaro
4. L’odore della notte, letto da Massimo Venturiello
5. La relazione, letto da Donatella Finocchiaro
(Redazione)
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