Anche sul commercio le idee restano confuse

un momento della manifestazione in Piazza Castelnuovo

(Sergio Scialabba) Piazza Castelnuovo ha ospitato un flash mob dei sindacati (che ha avuto l’adesione del Comune) contro le aperture domenicali. Per i sindacati esse non incrementano il fatturato e non favoriscono nuove assunzioni (la posizione è ovviamente articolata e difficilmente condensabile in poche righe ndr).

Secondo il sindaco Leoluca OrlandoÈ necessaria  una nuova normativa regionale che coniughi diritto d’impresa e diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, evitando una totale deregolamentazione che finisce col danneggiare pesantemente questi ultimi”.

Sul tema del commercio l’emergenza epidemiologica impone una nuova strategia complessiva dopo decenni di scelte sbagliate o incoerenti e un sostanziale disimpegno dello Stato nei confronti di lavoratrici e lavoratori.

Le idee continuano ad essere confuse. Per dirne una: si è criticata per decenni l’apertura dei centri commerciali e, adesso, si tuona contro la bocciatura della proposta di aprirne un altro. Al di la degli aspetti tecnici, in tanti  lamentano  che proprio i centri commerciali hanno distrutto le piccole attività.

Quanto alle aperture e al principio della liberalizzazione, davvero non si sente la mancanza di posizioni ideologiche. Che senso ha la bocciatura tout court delle libere aperture quando il punto di partenza sono tutele e certezze per i lavoratori, spesso precari, sottopagati, sottoposti a condizioni quasi ricattatorie.

Sul tema è nota la posizione del giuslavorista Pietro Ichino, autore del nonalogo che “sconsiglia una limitazione rigida del lavoro domenicale nel commercio” considerando che “lo strumento per regolare materie come questa è l’autonomia collettiva e individuale. Al legislatore spetta eliminare ciò che la ostacola. Comunque il contratto aziendale può derogare alla legge.”

Tra le nove tesi di Ichino quella che “per consentire alla maggioranza che non lavora la domenica di godere appieno di questa giornata è indispensabile che ci sia qualcun altro che di domenica lavora nei trasporti, nella ristorazione, nella distribuzione dei beni di uso e consumo quotidiano, nei settori dello spettacolo e dell’intrattenimento, nei servizi turistici; oltre che, come sempre e come è ovvio, nei servizi medici, di ordine pubblico, elettricità, gas, acqua, e così via“.

Inoltre “l’Italia è un paese a forte vocazione turistica; su tutto il suo territorio affluiscono ogni anno molte decine di milioni di stranieri” sottolineando pure che“poiché l’Italia non attira turisti soltanto a Roma Firenze e Venezia, ma in ogni sua parte, sarebbe impossibile giustificare che – come proposto da uno dei partiti che compongono la maggioranza (Movimento Cinque Stelle ndr)– solo alcune città e non altre siano esentate dalla limitazione del commercio domenicale“.

Vale anche la pena di ricordare che anche giornalisti e fotografi lavorano quando c’è bisogno di lavorare, che si tratti di domenica, Pasqua o il 25 dicembre.

 

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