Allarme dispersione idrica: ad Aosta i punti perduti sono 36

ph Davide Pirotta on Unsplash

L’analisi condotta dal Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici (Il Rep si occupa di analisi e valutazione delle Pa, elaborando periodici studi e report relativi all’efficienza e alla capacità amministrativa delle diverse tipologie di Enti pubblici Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane, Ast, ecc.) evidenzia ancora una volta la rilevante criticità nella gestione delle risorse idriche nel nostro Paese.

Con riguardo ai Capoluogo di provincia italiani oltre un terzo dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione viene dispersa. Questo dato, oltre a rappresentare una significativa inefficienza infrastrutturale, assume particolare rilevanza in un contesto di mutamenti climatici caratterizzati da fenomeni di siccità sempre più frequenti.

L’indagine è basata sull’ultimo dato disponibile al momento della rilevazione (fine 2024 – inizio 2025.

Se da un lato Como si distingue per una gestione efficiente con solo il 9 per cento di acqua dispersa, all’altro estremo della classifica troviamo Potenza, dove addirittura il 71 per cento dell’acqua immessa nelle infrastrutture idriche non raggiunge i cittadini.

E il fenomeno non riguarda solo il Sud: Belluno registra il 64 per cento di perdite, mentre anche Imperia, La Spezia e Gorizia superano il 50 per cento. Mentre al Centro emergono dati negativi per Latina (68 per cento), Massa (65 per cento) e Frosinone (55 per cento).

L’analisi rivela peraltro un paradosso: livelli di spesa più elevati per il servizio idrico integrato non si traducono necessariamente in una riduzione della dispersione idrica.

Pavia, Como e Monza, caratterizzate da un’efficienza infrastrutturale superiore con dispersioni minime, presentano anche una spesa pro capite tra le più contenute (rispettivamente 0, 1 e 5 euro).

Di contro, realtà come Vibo Valentia, Ragusa e Catanzaro, nonostante investimenti superiori ai 150 euro per abitante, continuano a registrare perdite idriche considerevoli.

Aosta, ad esempio, con una spesa di 117 euro per abitante, registra una dispersione idrica del 36 per cento, mentre Cosenza, con una spesa di 131 euro, arriva al 67 per cento.

Caso emblematico è quello dell’Aquila, dove, nonostante una spesa più contenuta (15 euro pro capite), la dispersione raggiunge il 69 per cento, ponendo il capoluogo abruzzese tra i più critici del Paese.

Questa problematica è particolarmente evidente al Sud, dove sono numerose le province che superano il 50 per cento di dispersione idrica.

“Il dato persistente sulla dispersione dell’acqua nelle reti di distribuzione ci impone una riflessione urgente sulla necessità di una gestione più efficiente delle risorse idriche in Italia. La buona gestione non passa solo attraverso ingenti investimenti, ma richiede anche un impegno costante nella manutenzione e nell’innovazione delle infrastrutture” commenta Paola Caporossi, Responsabile Ricerca e Sviluppo. (Redazione)

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