Adesso si corre ai ripari

il Ponte dell’Ammiraglio

(Carmela Corso) Apprensione per le sorti di Ponte dell’Ammiraglio, uno dei siti di punta del percorso arabo normanno, riconosciuto dall’Unesco a partire dallo scorso 2015 patrimonio dell’umanità, la cui integrità risulta essere compromessa da anni di incuria e profonde lesioni strutturali.

Edificato intorno al 1131 da maestranze locali e musulmane per agevolare il passaggio del fiume Wadi Al Abbas, prende il suo nome da Giorgio d’Antiochia, ammiraglio di Ruggero II di Sicilia e rappresenta uno di principali collegamenti tra il centro città e i giardini al di là dell’Oreto (Brancaccio, Ciaculli e Croceverde-Giardina). Secondo una leggenda popolare il luogo scelto per la costruzione – lì dove sorgeva una chiesa poi abbattuta –  era quello dove l’Arcangelo Michele apparve a Ruggero I che con il suo aiuto conquistò la città di Palermo, strappandola agli arabi.

Costruito secondo le più moderne tecniche ingegneristiche dell’epoca riusciva, grazie alla caratteristica forma a schiena d’Asino con conci di tufo squadrati a sette arcate, a sesto acuto e ghiere rientranti e cinque arcate minori intermedie, a sopportare carichi elevatissimi alleggerendo il peso e la pressione del fiume sottostante; un gioiello di ingegneria che gli ha permesso di affrontare indenne la grande alluvione abbattutasi su Palermo nel febbraio 1931.

Un bene che va al di là del solo valore artistico – architettonico. Il 27 maggio 1860 fu teatro dello scontro tra le truppe dei Borbone e i Mille di Garibaldi , che da Monte Grifone muovevano verso la città, che diede inizio all’insurrezione di Palermo.

Malgrado alcuni interventi di riqualificazione, di quel glorioso passato oggi non rimane che un giardino con viali alberati e piante grasse che, tuttavia, ne minacciano la struttura, trattenendo umidità che ha provocato  numerose infiltrazioni lesionandone le fondamenta. In diversi punti è possibile osservare, infatti, spazi vuoti tra i conci, e pezzi di struttura mancanti. Carente  anche il settore sorveglianza che non è stata in grado di prevenire atti vandalici, edificazioni abusive ed accumulo di rifiuti tutt’intorno.

Un allarme lanciato da Lina Bellanca e dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo che ha indetto un bando di gara per l’avvio dei lavori a breve e lungo termine di manutenzione, restauro e consolidamento del sito, attraverso lo stanziamento di 100mila euro. Un piccolo passo necessario per ridare il meritato lustro ad un tassello prezioso della nostra memoria storica, puntando su un grande potenziale di attrazione turistica che faccia di Palermo una città all’altezza delle grandi metropoli europee.

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