4/ VERSO LE ELEZIONI – La prima volta dei giovani citati dal presidente

Mattarella incontra scolaresche delle scuole secondarie di secondo grado il 22 febbraio scorso – foto Quirinale

di Carmela Corso

      Sono i giovani classe ’99 – gli ultimi nati nel secolo scorso che si affacciano al voto per la prima volta – quelli ai quali si è rivolto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine di anno, auspicando un’ ampia risposta e incoraggiandoli a credere in un’idea positiva di progresso e in uno scenario di lavoro in costante cambiamento. Tra qualche giorno i ragazzi della generazione zero saranno chiamati alle urne. Potranno votare, dire la loro, scegliere. Emozionati? Non proprio. Responsabilizzati? Forse. Decisi? Un po’ meno, ma c’è ancora un tempo – last minute – per orientarsi, comprendere, informarsi. Difficile riuscire a schiarirsi le idee scongiurando il pericolo fake news o assistendo ai chiassosi dibattiti negli studi televisivi dove tutti urlano tutto e il contrario di tutto. Ci si informa in famiglia, a scuola, tra gli amici. E se in tanti progettano di disertare le urne, altrettanti partecipano con entusiasmo e voglia di fare, lasciando il proprio contributo alla vita politica studentesca. Accade nei licei dove, tra un’assemblea di istituto e corsi di approfondimento, gli studenti dell’ ultimo anno si sono ritagliati il tempo per incontrarsi e discutere, e nelle università dove associazioni e gruppi studenteschi organizzano riunioni e progettano manifestazioni per la tutela dei diritti dello studente. Una forma di politica nuova, distante da quel ’68 che ridefinì gli assetti della società a partire dalle istituzioni scolastiche, ma non per questo meno partecipata. Tra indecisioni, progetti e aspettative ci si interroga sul futuro, sulla possibilità di lasciare la propria terra con i tanti dubbi legati alle nuove forme che assume il lavoro, dal precariato alla estrema mobilità, con la convinzione, tuttavia, che il futuro dipenda soprattutto da se stessi. E ai politici chiedono di battersi per loro a prescindere da schieramenti e logiche di partito, di tramutare in fatti parole e promesse, di non tradirli. Una “pagina bianca – come ha detto il Presidente Mattarella – che spetterà agli elettori e, successivamente, a partiti e al Parlamento scrivere. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese” (4 – fine)

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