300mila euro di multa: sono poveri

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Il Garante della Privacy ha condannato La Rinascente al pagamento di soli 300mila euro a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per violazione della privacy (anche per il tipo di rapporto intercorso con Facebook).

Le indagini sono state disposte – dopo una segnalazione – dal Nucleo Speciale Privacy e Frodi Tecnologiche, in base al protocollo d’intesa con il Garante, nel periodo compreso fra il 30 novembre e il 2 dicembre 2021.

Il provvedimento è stato emesso nella riunione dell’8 giugno, alla quale hanno preso parte il prof. Pasquale Stanzione, presidente, la prof.ssa Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente, il dott. Agostino Ghiglia e l’avv. Guido Scorza, componenti, e il cons. Fabio Mattei, segretario generale.

L’Autorità, in particolare, ha ritenuto configurabili 2 casi di possibile violazione di dati: nel primo caso la società non è risultata essere stata in grado di assicurare su base permanente l’integrità dei dati della cliente segnalante, modificati, infatti, senza alcun previo consenso dell’interessata; nel secondo caso, non è parso aver garantito una procedura in grado di assicurare la sicurezza del trattamento dei dati stessi.

Multa di soli 300mila euro alla Rinascente per violazione della privacy, attenuanti la grave crisi socio-economica in atto e i suoi riflessi anche sulla società, emersi a Palermo quando, nel 2020, oltre 300 lavoratori, fra dipendenti di via Roma e indotto, hanno scioperato

In aggiunta le mancanze circa l’adempimento informativo, tempi di conservazione dei dati e modalità di attività promozionale sono apparse in contrasto con i principi di correttezza e trasparenza.

Si tenga conto che, al 27 marzo 2022, oltre 2 milioni e mezzo di clienti hanno attivato la fidelity card presso gli store (a Palermo, in concomitanza con l’inaugurazione della nuova sede, era stata allestita una apposita stanza ndr) e 327.830 clienti mediante il sito web del celebre marchio inventato da Gabriele D’Annunzio.

Tra le attenuanti figura l’assenza di precedenti procedimenti avviati a carico della società, la tempestiva adozione di misure correttive, alcune delle quali avviate subito dopo la conclusione degli accertamenti ispettivi e, last but not least, la grave crisi socio-economica in atto e i suoi riflessi anche sulla situazione economico-finanziaria della società.

Il punto numero 3 è, peraltro, confermato dalla cronaca sindacale: a Palermo l’8 settembre 2020 oltre 300 lavoratori fra dipendenti della Rinascente di via Roma e indotto annunciarono 2 giornate di sciopero, l’11 e 12 settembre.

A suo tempo, si fece riferimento ad un braccio di ferro fra il gruppo Rinascente e la proprietà del palazzo che ospita il grande magazzino dal 2011 intorno al contratto d’affitto milionario. (Redazione)

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Il futuro incerto dei 300 lavoratori tocca un’intera città