26 comuni italiani hanno imparato la “lezione” digitale

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Per il secondo anno consecutivo Fpa ha realizzato in esclusiva per Dedagroup Public Services, società impegnata nella costruzione delle nuove infrastrutture pubbliche digitali del Paese, una indagine che misura l’avanzamento della pubblica amministrazione italiana nel suo percorso di innovazione.

L’indagine, presentata in occasione di Forum Pa 2020, evidenzia un elemento centrale: la digitalizzazione non è più un’esclusiva delle grandi città e delle regioni del Nord ma coinvolge anche i centri più piccoli e le città del Centrosud. 

All’indirizzo https://www.dedagroup.it/public-services/questionario-CaRe è disponibile una versione semplificata del questionario, accessibile a tutti i comuni che desiderano valutare il proprio livello di digitalizzazione. 

L’indagine prende in esame tre dimensioni: Digital Public Services, che misura il livello di disponibilità online dei principali servizi al cittadino e alle imprese erogati dai comuni capoluogo; Digital Pa, che misura il livello di integrazione dei comuni rispetto alle principali piattaforme abilitanti individuate dal piano triennale per l’informatica pubblica (Spid, PagoPA e Anpr); Digital Openness, che misura il livello di apertura dell’amministrazione comunale in termini di numerosità e qualità dei dati aperti rilasciati e il livello di comunicazione con la propria comunità di riferimento attraverso l’attivazione dei principali canali social.

Palazzo delle Aquile

Tra le 35 amministrazioni con elevata maturità digitale ci sono 26 Comuni che raggiungono un livello almeno sufficiente in tutte e tre le dimensioni considerate, ed elevato in almeno una di esse (classificate come omogenee), cioè Arezzo, Bari, Bergamo, Brescia, Cagliari, Cremona, Firenze, Forlì, La Spezia, Livorno, Lodi, Matera, Modena, Monza, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Piacenza, Prato, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Trento, Verbania, Verona e Vicenza. 

In un contesto in cui il valore del dato come fonte di informazione su cui costruire nuovi servizi è chiaro, merita attenzione ciò che emerge dall’indice Digital Openness che indaga sulla pubblicazione di dati in formato aperto relativi all’attività dell’amministrazione e alla vita economica e sociale delle proprie comunità come elemento per l’affermazione della Pa aperta.

La capitale della Sicilia è tra le città che considera l’utilizzo degli open data come elemento fondamentale della propria strategia di digital transformation.

Lo stesso anche per realtà più piccole come Pisa, Lecce e Piacenza, che si attestano tra i 1.000 e i 500 dataset pubblicati.

Tra i comuni che si contraddistinguono per l’utilizzo di formati che consentono livelli di interoperabilità maggiori, sono le già citate Roma, Firenze, Palermo e Milano, a cui si aggiungono Cesena e Pisa. 

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L’indagine evidenzia che a contare oggi sono fattori come la capacità di integrare i propri servizi con le piattaforme e gli strumenti realizzati a livello centrale dallo Stato e la capacità di “fare rete” con altre amministrazioni. 

I canali social e i sistemi di messaggistica istantanea, il cui utilizzo è legato alla capacità soggettiva di attivarli e non dipende dalle determinanti strutturali, rappresentano formidabili strumenti per comunicare e interagire con la cittadinanza.  

A livello generale il canale social più diffuso tra i 109 Comuni considerati è Facebook (utilizzato da 95 amministrazioni), seguito da YouTube (attivo in 93 città), Twitter (85) e LinkedIn (84). Più basso il dato relativo a Instagram, con soli 67 Comuni attivi. Ancora poco diffuso Telegram, utilizzato soltanto da 45 città come strumento per informare tempestivamente la cittadinanza su novità, eventi e servizi erogati. Complessivamente, solo 23 Comuni tra i 109 monitorati utilizzano tutti i 6 strumenti analizzati. (Redazione)

 

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