
19,4 per cento. È la quota di famiglie siciliane che convivono con problemi di umidità nella propria abitazione secondo l’Istat, contro una media nazionale del 16,3 per cento. In valori assoluti, circa 421mila nuclei familiari, pari a oltre 926mila siciliani.
Con un pesante risvolto anche sulla salute: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 13 per cento delle asme croniche infantili nei Paesi industrializzati è correlato a un eccesso di umidità negli edifici.
All’umidità si aggiungono altri fattori di rischio, come le case con strutture danneggiate (13 per cento, 282mila famiglie, sopra la media nazionale del 12 per cento), quelle con scarsa luminosità (11,7 per cento, quasi 254mila famiglie) e le abitazioni esposte a rumore nella zona di residenza (12,4 per cento, 269mila famiglie).
4 fronti che insieme fotografano lo stato della salubrità abitativa in Sicilia: è ciò che emerge dall’analisi realizzata da Saint-Gobain Italia su base dati Istat.
Una sfida per il mondo delle costruzioni, che oggi propone sul mercato soluzioni innovative in grado di migliorare il comfort delle abitazioni con interventi meno invasivi rispetto al passato e dai costi più contenuti.
“I dati raccontano un’urgenza concreta, vissuta dentro le case di migliaia di siciliani. La salubrità abitativa è oggi uno dei terreni su cui si misura la qualità del costruito. – ha commentato Gaetano Terrasini, amministratore delegato di Saint-Gobain Italia –
Nel tempo l’edilizia ha iniziato a guardare alle prestazioni energetiche come indicatore principale di qualità. Oggi però il comfort abitativo e il benessere indoor devono essere considerati altrettanto decisivi: parlano alla salute e alla qualità della vita.
Continuiamo ininterrottamente a innovare i nostri prodotti perché chi abita una casa possa farlo in condizioni di benessere reale, e perché chi costruisce o ristruttura disponga di strumenti capaci di rispondere alle sfide che i dati ci raccontano”.
Sull’umidità domestica la Sicilia occupa il quinto posto nazionale con il 19,4 per cento. Al vertice della classifica si trovano Sardegna (25,7 per cento), Friuli-Venezia Giulia (21 per cento) e Abruzzo (21 per cento); all’estremo opposto Campania (11 per cento), Umbria (13 per cento) e Puglia (13,5 per cento).
Sulle strutture danneggiate la regione è al sesto posto (13 per cento), contro il 12 per cento della media nazionale e i valori di Provincia di Bolzano (19,3 per cento), Sardegna (16 per cento).
Sulla scarsa luminosità la Sicilia è al terzo posto (11,7 per cento), tra le più esposte insieme con Provincia di Bolzano (19 per cento) e Friuli-Venezia Giulia (15,5 per cento).
Diverso il quadro del rumore nella zona di residenza: la Sicilia si posiziona al sesto posto con il 12,4 per cento, sopra la media nazionale dell’11,7 per cento.
Le regioni più colpite sono Campania (18 per cento), Puglia (15 per cento) e Lazio (15 per cento).
3 mappe diverse, un unico dato di fondo: la qualità dell’involucro edilizio incide direttamente sulla vita domestica delle famiglie siciliane sotto forma di umidità, comfort acustico e qualità degli ambienti interni.
Quali sono le famiglie più esposte?
A livello nazionale, l’umidità risulta più diffusa nelle case delle famiglie più giovani. Nelle famiglie con principale percettore di reddito fino a 35 anni, la quota sale al 18 per cento, quasi 2 punti sopra la media nazionale.
Una traiettoria opposta si osserva per le strutture danneggiate: la quota cresce con l’età del percettore, dal 10 per cento nelle famiglie 35-44 anni al 13 per cento nelle famiglie con percettore over 65.
È il profilo del patrimonio edilizio non manutenuto. Sul piano del genere, le famiglie con principale percettore donna risultano più esposte su tutti i fronti: 17 per cento sull’umidità contro il 16 per cento degli uomini, 10,4 per cento sulla scarsa luminosità contro il 9 per cento, 12,3 per cento sulle strutture danneggiate contro l’11,6 per cento (dati aggregati su base nazionale).
L’umidità domestica non è un fenomeno inevitabile. Nasce dall’incontro tra condizioni ambientali e caratteristiche dell’edificio: ponti termici nelle pareti perimetrali, ventilazione insufficiente, isolamenti datati, infiltrazioni dall’esterno.
Le buone pratiche di gestione quotidiana (aerare gli ambienti più volte al giorno, evitare l’eccessiva condensazione di vapore in cucina e in bagno, tenere sotto controllo gli impianti di riscaldamento) contengono il problema, ma non lo risolvono se l’involucro è inefficiente.
Ignorare l’umidità in casa, oltre a deteriorare la qualità della vita, comporta rischi concreti: degrado strutturale delle pareti, formazione di muffe, peggioramento dell’aria interna, con effetti che la letteratura sanitaria internazionale ha ormai documentato.
Quando le condizioni dell’edificio chiedono un intervento più strutturale, esistono soluzioni costruttive in grado di agire in modo mirato.
Tra queste, il cartongesso e i sistemi a secco offrono un approccio versatile: esistono ad esempio tecnologie capaci di assorbire e neutralizzare fino all’84 per cento della formaldeide presente nell’aria degli ambienti chiusi.
Inoltre, gli elementi di chiusura del sistema (ad esempio l’abbinamento lastra in cartongesso con tecnologia di assorbimento della formaldeide e un’idropittura specifica per cartongesso) svolgono un ruolo attivo nel purificare l’aria nel corso del tempo, riducendo la concentrazione di formaldeide e permettendo di vivere spazi sempre più salubri.
Un’altra soluzione utile a limitare i danni da umidità in casa è utilizzare un intonaco deumidificante in grado di risanare tutte le tipologie di murature danneggiate.
Esistono soluzioni diversificate, valide sia per esterni sia per interni, formulate con leganti cementizi o a base di calce idraulica naturale.
Si tratta di interventi leggeri, rapidi da posare e coerenti con un’edilizia a minore impatto ambientale, compatibili con la ristrutturazione del patrimonio esistente e in grado di ridurre le emissioni di CO2 lungo il ciclo di vita del costruito e i consumi energetici per riscaldare e raffrescare gli ambienti. (Redazione)
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