10 anni senza politiche migratorie

Enzo Bianco

La percentuale di popolazione dell’Africa, nel 2050, sarà pari al 21,2 per cento di quella mondiale contro l’8,8 del 1950. Nello stesso anno quella europea è destinata a scendere al 7,9, mentre nel 1950 era del 21,7.

A zero migrazione, segnando 40 anni a partire dal 2010, la popolazione del vecchio Continente passerà da 733 a 640 milioni (-13 per cento), gli adulti da 15 a 65 anni saranno diminuiti del 28 per cento e i giovani fino a 15 anni del 17 per cento.

Gli ultrasessantenni saranno aumentati del 55 per cento. Tra il 1950 e il 2010 la popolazione europea è passata da 108 milioni a 162 milioni (+ 49 per cento),  il Nordafrica dai 53 milioni del 1950 a 214 nel 2010 (+ 304 per cento) e l’Africa subsahariana da 183 milioni nel 1950 a 866 nel 2010 (+ 373 per cento).

Questi dati furono rivelati nel 2010 da Enzo Bianco (ministro dell’interno 10 anni prima) ed ex sindaco di Catania al forum Medcom tenutosi nell’Auditorium della Facoltà di Lettere della città etnea.

In oltre 10 anni non è cambiato nulla e, in linea con gli anni precedenti, l’Italia continua a rivelarsi la principale porta d’ingresso e transito di migranti irregolari nell’Unione Europea: a rivelarlo, o meglio, a confermarlo, è il rapporto dell’intelligence italiana al Parlamento che è stato presentato il 28 febbraio.

Nel corso dell’anno l’incremento maggiore delle attività di soccorso in mare ha riguardato Frontez, Guardia Costiera e Guardia di Finanza, ma la relazione enfatizza, con piglio critico, che le attività Sar vengono pubblicizzate via social dai cosiddetti facilitatori dell’immigrazione irregolare che le presentano come garanzia di maggiore sicurezza del viaggio verso l’Europa.

In questo contesto la presenza di navigli Sar rappresenta oggettivamente un vantaggio logistico per le mafie che gestiscono il traffico di migranti. Non è certamente un caso che questa valutazione contenuta nel dossier sia stata nella disponibilità dell’opinione pubblica a 3 giorni dal naufragio di Crotone nel quale emergono errori e omissioni.

Il generale dell’esercito Usa Martin Dempsey nel 2015 disse che “Dobbiamo affrontare questo fenomeno sia unilateralmente sia con i nostri interlocutori, come un problema di generazioni, o organizzarci per trovare risorse a un livello tale da permetterci di fronteggiarlo per i prossimi vent’anni“: Le sue parole riprese dal Corriere della Sera confermano quanto poco si sia fatto in questi anni nonchè l’urgenza di una presa di coscienza ultimativa. (Redazione)

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Nelle cifre sull’immigrazione la crisi del popolo europeo