1/ VERSO LE ELEZIONI – Rassegnata ma attenta

Monte Pellegrino e il Castello Utveggio

Le elezioni politiche cadono in una data insolita – vigilia di una nuova  primavera che  non può evocare ricordi datati o spiriti di rinascita –  ma che sembra preludere a un nuovo corso in cui i modelli tradizionali della partitocrazia dovranno fare i conti con un sentimento diffuso di rassegnazione e, nel contempo, di ribellione. Ad oggi regna tanta confusione e di programmi veri, snocciolati in maniera chiara per risolvere i problemi del Paese, se ne sentono pochi e velleitari. Palermo –  capitale della cultura ma anche della politica e della burocrazia, cosa si aspetta? Sentendo un po’ gli umori, girando per la città, ci si accorge subito che c’è altro a cui pensare, non considerando il fatto che il nuovo governo nazionale e una nuova composizione parlamentare, in teoria, avrebbero piena legittimazione per  fare tanto,  in un senso o nell’ altro. La Sicilia ha una sua filosofia e Palermo la rappresenta perfettamente. Stare a guardare,  far fare agli altri, osservare, giudicare da lontano e, poi, uscire allo scoperto. Ma quando si tirano le somme, quelle della Regione Siciliana mostrano l’ antico problema del rapporto con lo Stato, comprese le rivendicazioni di natura finanziaria e quelle legate al lavoro, con una disoccupazione giovanile che, nonostante i dati già allarmanti, ormai è al livello di due su tre che scappano per raggiungere altre latitudini. Dove esiste una barlume di eccellenza si fa in modo di non vedere e, anzi, si fa in modo che nulla emerga. Nessun problema? Il governo che verrà dopo le elezioni saprà trovare la soluzione? Meglio sarebbe non farsi trovare impreparati da chi andrà a governare. Spazio, allora, ad accordi e a captare i segnali che possano tornate utili alla causa. La Sicilia e Palermo ascoltano e osservano,  pronti a farsi sentire quando sarà il momento opportuno. (1. segue)

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